In arrivo la legge per disattivare i feed con algoritmo
Il governo australiano ha annunciato una proposta di legge che obbligherà le piattaforme social a permettere agli utenti di disattivare i feed governati da algoritmi, tornando a una visualizzazione basata solo sui contenuti di amici e creator seguiti volontariamente. La misura, ribattezzata "My Feed, My Way", riguarderebbe i principali colossi del settore: Meta, Google (proprietaria di YouTube), TikTok e Snap.
Come riporta CNBC, il primo ministro Anthony Albanese ha presentato l'iniziativa martedì, spiegando che le piattaforme dovranno consentire agli utenti sopra i 16 anni di scegliere tra due opzioni: mantenere un feed con contenuti personalizzati raccomandati da un algoritmo, oppure disattivare questa funzione e vedere solo i post di persone scelte liberamente. Secondo quanto ricostruito dall'agenzia di stampa Associated Press, le piattaforme dovranno inviare una notifica sia ai nuovi utenti sia a quelli già iscritti, chiedendo loro di scegliere il proprio feed predefinito. Il testo, presentato dalla ministra delle Comunicazioni Anika Wells nell'ambito del più ampio "Digital Duty of Care", punta anche a proteggere i minori da contenuti che promuovono disturbi alimentari, idee ostili verso le donne, pornografia, criminalità e sfide pericolose, oltre a materiale che può causare grave disagio psicologico. Le sanzioni previste per le aziende inadempienti potrebbero arrivare fino a 109,2 milioni di dollari australiani, pari a circa 78,6 milioni di dollari statunitensi.
Il premier Albanese ha sottolineato che il provvedimento "dà scelta agli utenti e responsabilizza le grandi aziende tecnologiche per la loro inerzia", aggiungendo che chi non rispetterà le regole "affronterà sanzioni significative". La misura arriva dopo che, lo scorso dicembre, l'Australia ha introdotto un divieto mondiale di detenere account social per i minori di 16 anni su piattaforme come Instagram, Facebook e TikTok. Quel provvedimento, tuttavia, ha mostrato risultati incerti: secondo dati dell'eSafety Commissioner australiano, tre mesi dopo l'entrata in vigore del divieto oltre l'81% dei ragazzi utilizzava ancora almeno una piattaforma soggetta a restrizioni d'età, un dato di poco inferiore all'86% registrato prima del divieto.
A differenza delle misure precedenti - che includevano anche il News Media Bargaining Code, il meccanismo che ha obbligato Meta e Google a remunerare gli editori locali per i contenuti giornalistici - questa nuova proposta interviene direttamente sul cuore del modello di business delle piattaforme: il sistema di raccomandazione algoritmica, motore centrale della crescita degli utenti e dei ricavi pubblicitari.
Il provvedimento arriva in un anno particolarmente difficile per le big tech sul fronte legale e regolatorio. A marzo Meta ha perso una causa intentata dal procuratore generale del New Mexico Raul Torrez, che ha portato a una sanzione di oltre 900 milioni di dollari per violazione delle leggi statali sulla sicurezza dei minori. Ad agosto la stessa Meta ha raggiunto un accordo da 18 miliardi di dollari in un processo promosso da una coalizione di stati americani guidata dalla California, che accusava l'azienda di aver minimizzato i rischi delle sue piattaforme, Instagram e Facebook, per gli utenti più giovani. Come parte di quell'accordo, Meta si è impegnata a introdurre entro pochi mesi, per gli utenti minori di 18 anni, la possibilità di scegliere un feed non algoritmico, un limite di utilizzo giornaliero di due ore e la disattivazione dei filtri per il make-up estremo e la chirurgia estetica.
Resta ancora da chiarire un aspetto cruciale del provvedimento australiano: quale sarà l'impostazione predefinita del feed. Il testo non ha ancora stabilito se, per gli utenti che non esprimono una scelta esplicita, il sistema manterrà attivo l'algoritmo di raccomandazione oppure lo disattiverà automaticamente. Si tratta di un nodo tecnico non secondario, dato che le impostazioni predefinite influenzano in modo determinante i comportamenti degli utenti, che tendono a non modificare le opzioni preselezionate dalla piattaforma.
Il precedente più vicino a questa misura è quello del Digital Services Act europeo, che già prevede la possibilità per gli utenti di richiedere un feed non basato sulla profilazione algoritmica. Quell'opzione, tuttavia, è stata più volte criticata come poco visibile e difficile da attivare per l'utente medio. Per evitare lo stesso esito, i regolatori australiani starebbero valutando requisiti di design più stringenti, che potrebbero includere prompt ricorrenti che ripropongano periodicamente la scelta agli utenti, invece di un'opzione nascosta nei menu delle impostazioni.
Il testo di legge, il cui esame in Parlamento è atteso nei prossimi giorni, dovrà ora affrontare il dibattito parlamentare: i Verdi australiani, da posizioni più radicali, chiedono che l'algoritmo sia disattivato di default e che siano gli utenti a dover attivare volontariamente la personalizzazione, un approccio ben più aggressivo rispetto a quello attualmente previsto dal governo. Nessuna delle aziende coinvolte - Meta, Google, TikTok e Snap - ha ancora fornito una risposta ufficiale alla proposta.