Giovedì 27 agosto 2026
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Bitcoin e mixing: la Cassazione, è autoriciclaggio per chi evade le tasse

U.E. - ITALIA
Notizia ·

Chi evade le imposte sulle plusvalenze in Bitcoin e utilizza servizi di "mixing" per nascondere i propri criptoasset commette il reato di autoriciclaggio. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 26731 del 16 luglio 2026, che, come riporta La Legge per Tutti, interviene con una pronuncia destinata a fare scuola sui cosiddetti "furbetti delle criptovalute".

 

La seconda sezione penale della Suprema Corte ha chiarito che alterare la tracciabilità delle monete virtuali sulla blockchain trasforma i profitti dell'evasione fiscale in un nuovo e illecito investimento, facendo scattare la fattispecie prevista dall'articolo 648-ter.1 del Codice penale. Di conseguenza, lo Stato ha pieno potere di intervenire con il sequestro preventivo sui beni acquistati con il denaro ripulito, compresi gli immobili.

 

Prima di esaminare la condotta illecita, i giudici hanno definito il perimetro giuridico delle criptovalute: i Bitcoin non hanno lo status formale di valuta legale, non godono di alcuna garanzia statale e la legge non li inquadra tra i tradizionali strumenti finanziari. La Cassazione li qualifica invece come beni smaterializzati ai sensi dell'articolo 810 del Codice civile, richiamando anche il regolamento Ue 2023/114 (il cosiddetto regolamento Mica sui mercati delle cripto-attività).

 

Il nodo centrale della vicenda riguarda il funzionamento del mixing, un servizio informatico che mescola le criptovalute di più utenti in un unico "pool" comune. Attraverso indirizzi intermedi, i cosiddetti "bounce addresses", gli importi vengono frammentati e ridistribuiti, rendendo di fatto impossibile ricostruire il collegamento tra mittente e destinatario originari delle transazioni. Questo meccanismo vanifica anche le tecniche investigative note come "taint analysis", normalmente utilizzate per seguire il percorso delle monete sulla blockchain. Agli occhi delle autorità, i fondi che escono dal mixer appaiono così del tutto neutri o di provenienza ignota.

Nel procedimento esaminato dai giudici, la difesa aveva tentato di invocare l'unica eccezione prevista dal Codice penale per escludere l'accusa di autoriciclaggio: l'uso diretto del bene per il mero godimento personale. La Cassazione ha respinto l'argomentazione in modo categorico, chiarendo che tale esenzione scatta solo ed esclusivamente se l'interessato consuma o utilizza il profitto dell'evasione alla luce del sole, senza alcuna procedura di mascheramento. Nel caso specifico, invece, il ricorso al mixing costituiva di per sé una condotta di occultamento incompatibile con il "godimento personale" richiesto dalla norma.

 

Sulla base di questi principi, la Suprema Corte ha autorizzato il sequestro preventivo di un immobile acquistato con il denaro riciclato, anche se formalmente intestato alla moglie dell'evasore. Secondo i giudici, il reato di autoriciclaggio si perfeziona già nel momento in cui i fondi vengono affidati all'algoritmo del servizio di mixing: è in quel preciso istante che si realizza la condotta di sostituzione, trasferimento o impiego del profitto dell'evasione fiscale in un'attività speculativa con il chiaro scopo di ostacolarne l'identificazione, indipendentemente da chi risulti poi titolare del bene finale acquistato.

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