Comuni sommersi dai questionari: la PA tradisce il once-only
I piccoli comuni italiani si trovano a dover rispondere a richieste ripetitive e sovrapponibili sulla digitalizzazione dei propri servizi, provenienti da soggetti diversi della pubblica amministrazione. È quanto denuncia Agenda Digitale, che ricostruisce il carico burocratico che grava sui responsabili della transizione digitale comunale.
Nel giro di poche settimane, uno di questi funzionari può ritrovarsi a compilare almeno tre questionari diversi ma dai contenuti molto simili tra loro. Il primo arriva da Anci e dal Dipartimento per la trasformazione digitale, che chiedono un aggiornamento della mappatura dei servizi digitali offerti dal comune. Il secondo è promosso da AgID e riguarda il censimento del patrimonio ICT dell'ente, con tanto di attestato che deve essere firmato dal legale rappresentante. A questi si aggiunge, negli anni previsti, la rilevazione Istat sulle tecnologie dell'informazione nelle amministrazioni locali.
Tre enti diversi - Anci-Dtd, AgID e Istat - finiscono così per raccogliere dati in larga parte sovrapponibili, ma attraverso moduli e formati differenti. Il risultato è un carico amministrativo che pesa in modo sproporzionato sugli enti più piccoli, spesso privi di personale dedicato e costretti a distogliere risorse già scarse per rispondere più volte alle stesse domande poste in modo diverso.
Questa frammentazione, sottolinea Agenda Digitale, tradisce nei fatti il principio once-only, secondo cui la pubblica amministrazione dovrebbe raccogliere una sola volta le informazioni di cittadini ed enti, evitando di richiederle ripetutamente attraverso canali diversi. Un principio già sancito a livello normativo ma che, come dimostra il caso dei questionari sulla digitalizzazione comunale, fatica a trovare applicazione concreta quando gli stessi dati vengono chiesti in momenti diversi da amministrazioni diverse, senza un reale coordinamento tra loro.