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SALUTE
13/08/2026 – 19/08/2026
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Dalla crisi dei servizi pubblici al ruolo crescente dell'intelligenza artificiale in sanità, questa settimana la newsletter affronta le criticità del sistema italiano e le trasformazioni globali che impattano sulla salute. Drug checking, proibizionismo, RSA e rette insostenibili riportano alla realtà: quando lo stato si ritira, il cittadino resta solo. Nel frattempo, l'IA medica avanza senza supervisione umana e la tecnologia plasma il mercato parallelo delle droghe. Ambiente, alimentazione, disinformazione online: il consumatore ha il diritto di sapere come funzionano davvero le cose.
In questo numero
EDITORIALE
→  Crisi finanziaria e politica. Italia apatica e incapace
→  Ferragosto, domani è lo stesso giorno
→  Politica e cultura del ‘mai più’. La prevenzione
→  Quando la qualità dei servizi è solo guadagno per pochi
ARTICOLI
→  L'intelligenza artificiale crea un sistema medico "ombra" parallelo?
→  Drug checking: come funziona nel mondo tra proibizionismo e salute
→  Il fentanyl ha sostituito l’eroina perché rende più efficiente il mercato illegale
→  Come steppa e vaiolo dissolsero l’ultimo impero nomade. La lunga marcia verso il collasso
→  Avvertenze. Newsletter generalista di Aduc. 19/08/2026
→  Come la tecnologia Usa ha contribuito a creare il gelato italiano moderno
→  Morbo di Alzheimer: chi paga la retta della RSA?
→  Droghe. La newsletter settimanale di Aduc. 18/08/2026
→  Diritto animale: perché le leggi per gli animali contano più che mai
→  Le droghe legalizzate in carcere potrebbero far bene anche lì
→  Il prezzo del proibizionismo sulle droghe. Settimana da 11 a 17 Agosto 2026
→  Osservatorio disservizi da 11 a 17 Agosto 2026. L’Italia che non funziona. Pubblica amministrazione in vetta
→  Quando la finanza scommette sul cibo, a risentirne è la sicurezza alimentare
→  Perché i viaggiatori sono attratti dai supermercati dei Paesi che visitano
→  Disinformazione sanitaria online: colpire il modello economico, non solo i falsi miti
→  Half Earth: la proposta di Edward O. Wilson per salvare la biodiversità
→  I leader dell'intelligenza artificiale sostengono che significa meno lavoro, ma i loro dipendenti sono impiegati fino a 90 ore a settimana
→  Perché gli umani usano un tono di voce infantile quando parlano con gli animali domestici?
→  Salute. La newsletter settimanale di Aduc. 13/08/2026
NOTIZIE
→  ITALIAITALIA. Nuove linee guida contro la pubblicità mascherata del gioco d'azzardo. AGCOM
→  ITALIAITALIA. Gli scioperi nei servizi pubblici previsti a settembre
→  ITALIAITALIA. Incendi boschivi: 1070 dall'inizio dell'anno
→  ITALIAITALIA. Genitori anziani: segnali di pericolo in casa e contributi per la retta RSA
→  USAUSA. IA più brava dei medici: uno studio JAMA contro l'obbligo di supervisione umana
→  U.E.U.E.. Consultazione su tabacco e nicotina spacca fautori e oppositori del vaping
→  MONDOMONDO. Prodotti contengono sostanze chimiche non dichiarate: scatta l'allarme
→  ITALIAITALIA. In arrivo El Niño: gli scienziati dicono che cambierà l'autunno
→  CONGOCONGO. L'epidemia di Ebola si sta diffondendo rapidamente. 2300 morti ad ora
→  ITALIAITALIA. La lotta allo spopolamento dei piccoli centri
→  ITALIAITALIA. Caldo estremo: all'Italia costa 22 miliardi, quanto una manovra finanziaria
→  ITALIAITALIA. Arriva la polizza sanitaria integrativa per docenti e personale scolastico
→  ITALIAITALIA. Il debito pubblico italiano vola
→  ITALIAITALIA. RSA Verona: oltre 1.800 anziani in lista d'attesa, rette insostenibili
→  CANADACANADA. Dopo legalizzazione, donne più propense ad usare cannabis e non antidepressivi
→  COREA DEL SUDCOREA DEL SUD. Ultima estate legale per la carne di cane, divieto in vigore dal 2027
→  NORVEGIANORVEGIA. Norvegia: limite di età a 16 anni per i social media, il disegno di legge avanza
→  USAUSA. Indiana in prima linea nella ricerca medica sugli psichedelici
→  USAUSA. Il più grande "datacenter biologico" del mondo per superare i test sugli animali
→  AUSTRALIAAUSTRALIA. Meta chiude 756.000 account di under 16 sui social
→  ITALIAITALIA. Se la scuola tace, educano i social: il vuoto dell'educazione sessuo-affettiva
→  MONDOMONDO. Alcol: una strage silenziosa che il mondo continua a permettersi
→  USAUSA. Deportazioni di massa: la paura come politica e il suo costo sulla salute mentale
→  ITALIAITALIA. RSA in Emilia-Romagna: 12mila anziani in lista d'attesa
→  REGNO UNITOREGNO UNITO. Scozia: mille morti l'anno per droga, The Economist chiede un cambio di rotta
EDITORIALE
19 AGOSTO 2026

Crisi finanziaria e politica. Italia apatica e incapace

· di Vincenzo Donvito Maxia

Col debito pubblico in crescita fino a 3200 miliardi e il suo pessimo rapporto col Pil, sintomo di economia che cresce poco e produttività debole, si capisce bene perché i risparmiatori italiani preferiscano (oltre mille miliardi) mettere i propri soldi nelle gestioni patrimoniali. E perché le emissioni di Btp siano prese d’assalto, con lo Stato che li stimola, come nel caso del Btp Sì che è stato basato sulla combinazione di un tasso fisso minimo garantito che può solo essere rivisto al rialzo,

Del resto - inflazione persistente e crescente fabbisogno di capitali per lo sviluppo dell’Ai - i rendimenti dei titoli di Stato sono in crescita in tutto il mondo.

A cui ben si è allineata l’Italia vista la sua necessità sfrenata di capitali per finanziare le politiche più o meno elettorali (bonus di ogni tipo) e di consolidamento e reintroduzioni dei monopoli (dove l’Opas di Poste su Tim è solo la più evidente/eclatante).

Insomma, lo Stato favorisce la sua crescita/controllo facendosi prestare i soldi dai risparmiatori, piuttosto che creare condizioni perché questi ultimi investano nei settori privati. Come sarebbe se le riduzioni del peso fiscale di consumatori (per far consumare di più) e imprese (per far migliorare le esistenti e crearne delle nuove), non fosse solo uno slogan delle feste di partito che in questi giorni si moltiplicano nella Penisola.

Non è un caso, infatti, che, mentre i consumatori hanno sempre meno potere d’acquisto e le retribuzioni ferme, le imprese di ogni tipo, quando non chiudono, languono col cappello in mano verso lo Stato.

Vivere alla giornata, senza un piano industriale e politico. E’ questa la fotografia del nostro potere esecutivo. Con l’aggravante che la quasi totalità delle opposizioni replica con altrettanti slogan in cui l’economia è altrettanta, pur se apparentemente diversa, sudditanza al potere politico di turno.

Qui il video sul canale YouTube di Aduc

15 AGOSTO 2026

Ferragosto, domani è lo stesso giorno

· di Vincenzo Donvito Maxia

Rievocato il crollo del ponte Morandi di Genova, in un contesto di disastri ambientali e infrastrutturali che sono tutti figli della mancata prevenzione e di decisori che sono sempre gli stessi che hanno provocato i disastri.

Rievocata la strage nazi-fascista di Sant’Anna di Stazzema con qualcuno che strizza l'occhiolino ai fascisti dell'epoca e con qualche bandiera palestinese che, sempre all’epoca dei fatti, era quella di alleati dei nazisti.

Documentato il disastro in essere dell’aeroporto di Catania, ad opera di inerti decisori coi massimi poteri esecutivi da anni ed oggi.

Allarmi diffusi per le cosiddette invasioni di immigrati, che si dice essere importanti per le nostre economie agonizzanti, ma che si fanno leggi per respingerli.

Insomma, Ferragosto è un po’ come Natale, dove tutti promettono di essere più buoni, bravi e utili e che, passata la festa, dicono che faranno di tutto per fare quel che non hanno fatto o lasciato in sospeso.

Ma, forse il Ferragosto di quest’anno è diverso da quello dell’anno scorso, e forse i decisori sono cambiati e sono persone che in passato non hanno mai sostenuto di fare cose che puntualmente non hanno fatto? Non ci sembra.

Domani sembra proprio che non sia un altro giorno, ma lo stesso della festa e di prima di essa.

Qui il video sul canale YouTube di Aduc

14 AGOSTO 2026

Politica e cultura del ‘mai più’. La prevenzione

· di Vincenzo Donvito Maxia

Ricorrendo l’anniversario del crollo del ponte Morandi di Genova, tra vari politici riecheggia l’allocuzione ‘mai più’. Un “must” che ricorda molte altrettante pronunce relative anche a guerre, nazi-fascismo, comunismo, stragi di varia origine religiosa, etc. E che, soprattutto come spesso ripetuto nei film americani, va di pari passo con “andrà tutto bene”.

Dietro il “mai più’ nostrano c’è la sfacciataggine di persone che sono state responsabili politici di quando certi eventi tragici si sono manifestati, ricoprono ancora o di nuovo incarichi istituzionali, e che - forti di quella che qualcuno chiama credibilità – si pongono come garanti perché non si creino più le condizioni perché certi eventi si ripetano.

Solo che, se non è un ponte che crolla, ma il ripetersi di incendi, inondazioni, siccità, eventi climatici estremi, mala gestione di ordine pubblico e/o infrastrutture… sta di fatto che - “mai più” oggi, “mai più” domani - sembra solo di assistere ad una parata di incapaci.

Nel prendere atto siamo comunque consapevoli che alla base c’è un problema: siamo esseri umani. E nonostante politici e religiosi cerchino di manifestare la maturazione di entrambi per far tesoro degli errori del passato.. ecco che entrambi ci ricascano. Esseri umani che hanno un problema, oltre che genetico (non è una novità che l’essere umano è il peggior nemico di se stesso e del Pianeta… per l’Universo c’è ancora tempo), anche culturale. Ché la cosa più semplice da approntare, non viene mai fatta o si fa finta di farla: la prevenzione.

In una comunità che democraticamente ama se stessa, sarebbe semplice. Tu hai avuto una qualche responsabilità in un qualche evento tragico? Sei stato fascista o comunista o responsabile di un qualche organismo che ha provocato una tragedia? Bene, tu resti fuori da qualunque gestione pubblica o privata di politiche, servizi e imprese che possano provocare problemi a terzi. I diversi che dovranno essere al tuo posto, magari non hanno la tua esperienza, ma sicuramente non hanno la tua esperienza che ha portato alla tragedia di cui sei stato responsabile.

Semplice?

Non in Italia e diversi Paesi con culture simili. La cui base sono pentimento e riabilitazione. Per cui, dopo i riti del caso, ecco che ci ritroviamo le stesse persone che rifanno le stesse cose. E si vanifica il nostro ‘mai più’.

Sia chiaro, non è che pentiti e riabilitati debbano essere messi all’indice, solo che non dovrebbero operare lì dove - pubblico e privato - è coinvolta la sicurezza di terzi. Per se stessi possono anche inventare una macchinetta che tagli le dita, ma questa macchinetta se la tengono a proprio uso e consumo, non la possono commercializzare.

Resteranno pochi politici, pochi leader, pochi tecnici, pochi imprenditori? Sarebbe un non-problema da risolvere con una massiccia educazione di nuovi soggetti atti alla bisogna, così come il mercato ci farà capire l’opportunità.

Qui il video sul canale YouTube di Aduc

13 AGOSTO 2026

Quando la qualità dei servizi è solo guadagno per pochi

· di Vincenzo Donvito Maxia

Innovazioni tecnologiche ed infrastrutturali, che a pieno ritmo potrebbero essere una conquista democratica, sono messe in opera con rispetto umano ed ambientale?

Tra le tante grandezze che ci siamo ritrovate grazie al passato, ci sono le piramidi d’Egitto. Senza di esse non conosceremmo nulla della civiltà egiziana. Sappiamo che migliaia di schiavi e lavoratori furono sacrificati per la loro costruzione, non certo godendone al loro tempo.

Si potrebbe dire altrettanto per le costruzioni Inca e Maya di quel continente americano che esisteva ed aveva una sua civiltà anche prima della sua “scoperta” nel 1492.

C’è una città italiana, Firenze (esempio tra i tanti), che da anni è stravolta nel suo tessuto umano ed economico. Non solo perché, vittima dell’overtourism, è incapace di organizzarsi, ma perché contribuisce a peggiorare la situazione. E non solo per responsabilità dei “faraoni” o “figli del dio Sole” che la guidano, ma anche per aver coinvolto in questa guida (si chiama democrazia) i suoi sudditi che, avendo una casetta in più per vari motivi, vogliono guadagnare solo per se stessi ignorando che il benessere base di una casa in città non è il possesso delle mura, ma anche la qualità urbana che la circonda. Insomma: sanno di contribuire alla "disneyzzazione", ma non sono interessati a fare altrimenti. Non solo, ma questi “faraoni” o "figli del dio Sole”, visto il successo di quanto in essere, hanno pensato di estendere il tram ovunque. Buona idea. Ma per farlo, visti i tempi e lo stravolgimento dell’esistente, creano terra bruciata economica ed umana, lì dove fanno posare i binari. Per cui - quando, di fatto, ancora non si sa - ci dovrebbero essere dei tram funzionanti, siccome non hanno il potere di fermare il tempo - sempre umano ed economico - funzioneranno sui cadaveri di quelli che in questi anni saranno stati espulsi, e per non si sa quali cittadini che dovrebbero esistere.

I leader dell'intelligenza artificiale (OpenAi e Anthropic per esempio) sostengono che questa tecnologia permetterà alle persone di dedicare meno tempo al lavoro (a parità di guadagno e anche di più), ma i loro dipendenti sono impiegati fino a 90 ore a settimana. Ben pagati, pare, ma in un contesto che, più che lavoratori, sono persone arruolate per una missione che - è bene ricordare - è soprattutto il business di chi li paga, sostenuti istituzionalmente dal capo del loro Paese (Usa) che lavora anch’esso per il proprio business. Contesto industriale che riesce a produrre distruggendo ambienti ecologici e urbani (materie prime “predate” con forza da Paesi poveri, energia, etc).

Dall’antico Egitto (che non sembra essersi molto riversato in quello attuale, con l’eccezione di sfruttamento economico del turismo) agli Inca e Maya (che sono anche spariti). Da Firenze “disneyzzata” e con tanti tram ai leader statunitensi dell’Ai. Qual è il filo conduttore?

Sembra che la qualità dei servizi si trasformi in guadagno per pochi. Forse - FORSE - con un domani luminoso per il valore intrinseco dei servizi. ma fruiti da chi, e messi in opera da lavoratori che fanno 90 ore a settimana? Che economia e che mondo stiamo costruendo?

W l’intelligenza artificiale. W i tram e il turismo. Siamo sicuri che, nelle mani di “faraoni” e “figli del dio sole”, non ci stiamo condannando all’estinzione? Certo, gli umani (con ricaduta su animali ed ambiente) sono quelli che operano per il consumo/estinzione del Pianeta, ma se nel frattempo acquisiamo una certa conspevolezza per vivere meglio e bene noi che ci siamo, non ci sembrerebbe una scelta infelice.

Turismo di massa che non scada in overtourism, tram costruiti in settimane e non anni, tecnologia che non distrugga qualità del lavoro e dell’ambiente. Tutte cose possibili senza far venire meno qualità e innovazioni che ne dovrebbero derivare.

Qui il video sul canale YouTube di Aduc

ARTICOLI
19 AGOSTO 2026

L'intelligenza artificiale crea un sistema medico "ombra" parallelo?

· di Redazione

Un numero crescente di persone si affida a chatbot come ChatGPT, dispositivi indossabili come gli anelli smart Oura e servizi di telemedicina diretti al consumatore come Ro e Hims per ottenere diagnosi, consigli sanitari e persino prescrizioni di farmaci, spesso senza passare dai canali della medicina tradizionale. È quanto denuncia un articolo di opinione pubblicato da STAT News, che parla apertamente di un "sistema medico ombra" nato accanto a quello istituzionale.

Il fenomeno non è marginale: secondo dati diffusi da OpenAI e già raccolti da STAT in altre inchieste, più di 40 milioni di persone al giorno si rivolgono a ChatGPT per questioni legate alla salute, chiedendo informazioni su alimentazione, esercizio fisico, assicurazioni e, in alcuni casi, sintomi gravi che normalmente richiederebbero una chiamata al pronto soccorso o una visita medica.

Secondo l'opinione pubblicata da STAT, questi strumenti - pur risultando spesso più rapidi o più accessibili rispetto ai canali sanitari convenzionali - operano con una supervisione clinica molto più debole e senza le stesse responsabilità professionali che gravano su un medico abilitato. Le piattaforme di telemedicina diretta al consumatore, come quelle gestite da Ro e Hims, hanno costruito un business fiorente attorno alla prescrizione rapida di farmaci per disfunzione erettile, perdita di peso e altre condizioni, promettendo comodità e discrezione. Diverse inchieste di STAT hanno però messo in luce che in oltre trenta stati americani è illegale per le aziende esercitare direttamente la medicina, e che dietro le piattaforme nazionali operano in realtà gruppi medici indipendenti la cui reale autonomia decisionale resta poco trasparente ai pazienti.

Il tema è finito anche sotto la lente delle autorità: la Federal Trade Commission statunitense ha citato in giudizio Hims & Hers accusando l'azienda di pratiche commerciali ingannevoli, incluso il presunto passaggio di dati sanitari sensibili a soggetti terzi come Meta e Snap senza un'adeguata informativa ai consumatori.

Sul fronte dei chatbot, la letteratura scientifica recente mostra un quadro ambivalente. Alcuni studi hanno rilevato che modelli come ChatGPT possono fornire risposte di qualità elevata a domande sanitarie, ma altre ricerche - tra cui uno studio pubblicato su The Lancet Digital Health dai ricercatori del Mount Sinai Health System di New York - hanno dimostrato che i grandi modelli linguistici possono "credere" a informazioni mediche false quando queste vengono presentate con un linguaggio clinico credibile, ripetendo affermazioni inventate in circa un terzo dei casi testati.

Parallelamente, dispositivi indossabili come gli anelli Oura, pensati per monitorare parametri come sonno, temperatura corporea e frequenza cardiaca, vengono sempre più spesso interpretati dagli utenti come strumenti diagnostici, nonostante non siano concepiti né validati per sostituire una valutazione clinica professionale.

L'articolo di STAT sottolinea come questo ecosistema informale - fatto di chatbot generalisti, wearable di consumo e piattaforme telemedicche a scopo commerciale - si stia affermando accanto alla medicina istituzionale senza le stesse garanzie di qualità, sicurezza e responsabilità professionale. Diversi ospedali e sistemi sanitari, temendo di perdere il contatto con i pazienti che si rivolgono direttamente all'intelligenza artificiale, hanno iniziato a lanciare propri chatbot per riportare quelle conversazioni cliniche entro i confini della medicina tradizionale.

19 AGOSTO 2026

Drug checking: come funziona nel mondo tra proibizionismo e salute

· di Redazione

In molti paesi del mondo esistono servizi che permettono a chi consuma sostanze stupefacenti di farle analizzare prima dell'uso, per conoscerne la reale composizione e il grado di purezza. Si tratta dei cosiddetti servizi di "drug checking", uno strumento di riduzione del danno che, secondo quanto documentato dalla piattaforma TalkingDrugs, si muove ovunque in equilibrio precario tra tutela della salute pubblica e leggi che criminalizzano il possesso e l'uso di droghe.

Il funzionamento di base è simile in tutto il mondo: chi possiede una sostanza può portarne un piccolo campione presso un servizio dedicato, dove personale sanitario o operatori formati la analizzano con strumentazione chimica, dai semplici test colorimetrici alla spettrometria avanzata. L'obiettivo primario è ridurre il rischio di overdose o intossicazione da sostanze adulterate, ma il servizio non si limita al risultato dell'analisi: comprende anche un colloquio personalizzato su dosaggio, interazioni tra sostanze diverse e modalità di consumo più sicure.

Il caso più avanzato a livello nazionale è quello della Nuova Zelanda, dove il drug checking è stato sperimentato a partire dal 2017 e reso definitivamente legale nel 2021 con un'modifica al Misuse of Drugs Act 1975, che ha concesso una licenza ufficiale a cinque fornitori del servizio.

Un risultato raggiunto, secondo TalkingDrugs, grazie a decenni di attività di advocacy da parte di organizzazioni della società civile. Il dato interessante è che il possesso e il consumo di droghe restano reati, ma la legge prevede un'esenzione pratica che permette di trasportare le sostanze da e verso i centri di analisi, così che nessuno possa essere arrestato mentre è in viaggio verso una clinica o mentre vi si trova. Una zona grigia che le organizzazioni di settore, spiega TalkingDrugs, preferiscono lasciare volutamente indefinita perché funzionale ai loro scopi.

I numeri parlano di un servizio ormai strutturato: la capacità di analisi è cresciuta negli ultimi cinque anni, con oltre 10.000 campioni testati ogni anno, mentre la sola organizzazione KnowYourStuffNZ ne ha testati 3.943 nel 2024, a cui si aggiungono altri 3.213 analizzati dalla NZ Drug Foundation. Un modello che, a differenza di molte esperienze internazionali legate quasi esclusivamente a festival musicali o contesti notturni, opera tutto l'anno in tutte le principali città del paese, permettendo a chiunque di testare gratuitamente un campione e ottenere informazioni sulla riduzione del danno.

Nel Regno Unito il quadro è diverso e più ambiguo. Organizzazioni come The Loop offrono dal 2016 servizi di analisi presso festival ed eventi, fornendo non solo un'analisi chimica ma quella che definiscono una vera e propria "consultazione sanitaria su misura", perché il rischio legato a una sostanza dipende anche da fattori come la modalità di assunzione, il consumo combinato con altre sostanze e il contesto in cui viene assunta. Un contatto diretto con personale sanitario che, sottolinea TalkingDrugs, è raro nei paesi a impronta proibizionista, dove l'accesso a consulenza medica è spesso solo online e anonimo.

Diversa ancora la strategia adottata da Energy Control, organizzazione non profit spagnola che dal 2014 offre un servizio di analisi delle sostanze pensato specificamente per chi acquista tramite il dark web. Come racconta TalkingDrugs, il servizio analizza e individua il contenuto delle sostanze inviate in cambio di donazioni in Bitcoin, riuscendo così a operare in un contesto ancora più esposto al rischio legale rispetto ai servizi fisici. I dati raccolti hanno permesso di scoprire differenze significative nella qualità delle sostanze acquistate online rispetto a quelle di strada: la purezza media della cocaina sul dark web si attestava attorno al 71%, contro una media del 48% per la cocaina venduta nelle strade spagnole.

In America Latina il drug checking si è sviluppato soprattutto grazie a organizzazioni della società civile che operano in condizioni di grande precarietà economica. TalkingDrugs riporta la testimonianza di operatori del settore secondo cui i governi non forniscono risorse per questi progetti e le organizzazioni internazionali non li considerano una priorità, con la conseguenza che la mancanza di fondi limita l'aggiornamento tecnologico e la formazione del personale. Le stesse fonti sottolineano come i pericoli legati all'assenza di servizi di drug checking siano purtroppo evidenti in tutto il mondo, ricordando che le tragedie evitabili durante i festival sono la conseguenza della mancanza delle informazioni corrette al momento giusto, come accaduto in occasione di due decessi al festival britannico Mutiny, un evento senza servizio di analisi delle sostanze.

Anche in Europa la situazione resta frammentata. Secondo un'analisi più recente diffusa da TalkingDrugs, in molti paesi e città le sale per il consumo di droghe e i servizi di drug checking continuano a operare in una "zona grigia legale", senza una protezione normativa chiara anche quando vengono tollerati o implementati. Un esempio citato è quello di Glasgow, dove la nuova sala per il consumo, The Thistle, ha richiesto quasi un decennio di trattative prima dell'apertura e opera ancora sotto un accordo politico temporaneo. In Slovacchia, invece, una nuova normativa sui cosiddetti "agenti stranieri" introdotta nel 2024 ha limitato l'attività delle organizzazioni non governative, scoraggiando l'innovazione in campo di politiche sulle droghe.

Il quadro complessivo che emerge da questi casi mostra come i servizi di drug checking, pur muovendosi in contesti normativi molto diversi tra loro, condividano lo stesso obiettivo: fornire a chi consuma sostanze informazioni concrete per ridurre i rischi, in assenza di alternative altrettanto efficaci offerte dalle politiche di proibizione tradizionali.

19 AGOSTO 2026

Il fentanyl ha sostituito l’eroina perché rende più efficiente il mercato illegale

· di Redazione

In “L’invasione” Biagio Simonetta racconta la doppia natura di una molecola nata per alleviare il dolore e diventata materia prima ideale dei cartelli grazie a potenza estrema filiere corte costi ridotti e una capacità senza precedenti di alimentare la dipendenza

Cos’è il Fentanyl? Cosa si nasconde dietro questo nome che ha messo in ginocchio gli Stati Uniti e che fa paura a tutto il mondo? Sembra uno scherzo del destino, ma siamo di fronte a un farmaco salvifico. Necessario. Eccellente, quando usato in contesti ospedalieri. È il 1959 quando un chimico belga, Paul Janssen, mette insieme una molecola che appare subito diversa. Una molecola più potente delle precedenti, più rapida, più ‘tagliente’ nel modo in cui agisce sul dolore. La squadra di Janssen la chiama Fentanyl. E pochi anni dopo entra nelle pratiche ospedaliere come anestetico, utilizzato per interventi chirurgici complessi. Il farmaco si chiama Sublimaze. Il suo ruolo è togliere il dolore dove serve, in modo controllato, sotto il monitoraggio degli anestesisti.

La caratteristica che rende il Fentanyl immediatamente diversa dalle vecchie molecole è semplice e spietata: la potenza. Per dose, è decine di volte più forte della morfina. Questo la rende preziosa in anestesia (poche microdosi, effetto rapido, controllo stretto della ventilazione e della circolazione), ma anche utile nella terapia del dolore oncologico per pazienti che non rispondono ad altri oppioidi. Nel corso degli anni la famiglia delle formulazioni si è allargata: dal Fentanyl in soluzione per uso endovenoso sono nati i cerotti, le compresse sublinguali, gli spray nasali. E ogni nuova forma ha mantenuto lo stesso obiettivo, quello di somministrare una dose efficace riducendo i picchi e i vuoti, e soprattutto migliorare la qualità della vita dove la sofferenza è quotidiana.

Certo, nel mezzo di questa storia di innovazione farmaceutica si sono spesso inseriti i regolatori e la cautela: il Fentanyl è potente, e potenza vuol dire rischio, perché come dice una vecchia pubblicità ‘la potenza è nulla senza controllo’. Le agenzie del farmaco e gli ospedali hanno sviluppato norme severe. Dalle prescrizioni scrupolose al controllo delle scorte, fino ai programmi di formazione per chi lo somministra. Proprio questo rigore è stato ed è ancora la strada che ha permesso al Fentanyl di essere strumento e non arma. Negli anni, la molecola ha dato sollievo reale a persone che vivevano in condizioni di dolore insopportabile. In altri casi – quando la prescrizione non è stata seguita, quando i pazienti sono caduti nella spirale della dipendenza – ha invece mostrato il suo volto più pericoloso.

Qui, però, è necessario fare una distinzione. Perché il rischio di inciampare nell’approssimazione è concreto, e il risultato è spesso quello della demonizzazione di un farmaco efficace, quando necessario. Oggi, quando parliamo di Fentanyl per descrivere il dramma degli Stati Uniti d’America, stiamo raccontando di un composto chimico decisamente diverso da quello che finisce fra le corsie ospedaliere. Il Fentanyl originale, quello legale, è un farmaco progettato, dosato e somministrato in un contesto sanitario. Esiste per alleviare, per permettere interventi, per dare dignità a chi soffre.

Ma la stessa formula chimica, se esce da quei confini e viene manipolata, se ne vengono cambiati i dosaggi, se viene miscelata con altre droghe, diventa qualcosa di diverso, e si trasforma in un killer. E forse è proprio questa doppia natura – salvezza in sala operatoria, pericolo per la strada – che rende il Fentanyl una delle storie più ambigue della farmacologia moderna. Una storia che in Messico è stata trasformata in business, quando le vene di migliaia di statunitensi già urlavano.

Attorno al 2010, il mercato americano recepì il cambio con la stessa brutalità con cui aveva consumato le fasi precedenti. All’inizio, l’eroina tagliata col Fentanyl sembrava offrire una specie di effetto booster. Una ‘botta’ più forte e a prezzo inferiore. Sembrava l’inizio di una fase nuova, con questa sostanza chimica perfetta per diventare sostanza da taglio. Più economica, più reperibile e con un maggior impatto sull’efficacia del prodotto. Ma piano piano si scoprì che il Fentanyl era una creatura diversa. Una sostanza che agiva in fretta, colpiva duro e poi se ne andava. Per i consumatori, la fase di rush durava meno che con la solita eroina. L’effetto svaniva in tempi più rapidi. Ed era tutto scritto nella chimica: questa è una sostanza che chiede altro. Sicuramente chiede più frequenza.

E per il mercato, questo significava una cosa semplice: far funzionare la macchina del rifornimento in modo ancora più efficace. La chimica lo rese possibile anche logisticamente. Dove prima si doveva trattare con molteplici passaggi – raccolto, trasformazione in pasta, carico, trasporto, spaccio – ora la filiera si accorciava. I precursori potevano essere ordinati e spediti in piccoli lotti, i laboratori potevano ricostituirsi ovunque. E anche il rischio apparve subito diverso: meno spettacolare nelle cronache ma più letale nella sostanza. Il vantaggio competitivo del Fentanyl illegale si palesò immediatamente, e per diverse ragioni. La potenza per grammo, le dosi ricavabili per ogni chilo di sostanza finita, lo spazio necessario per il trasporto, l’inutilità del personale agricolo. Insomma, una combinazione irresistibile, per chi gestisce reti criminali.

(Biagio Simonetta su Linkiesta del 19/08/2026)

19 AGOSTO 2026

Come steppa e vaiolo dissolsero l’ultimo impero nomade. La lunga marcia verso il collasso

· di Primo Mastrantoni

Nel cuore dell’Eurasia del XVIII secolo, gli imperi nomadi vivevano in simbiosi con un’infrastruttura ecologica tanto vasta quanto fragile: la steppa. Non era solo un paesaggio, ma una macchina economica e militare. L’erba che cresceva sui pascoli era, in ultima analisi, la benzina dei loro imperi: più erba significava più cavalli, e più cavalli significavano mobilità, commercio, guerra, controllo politico.

Tra il 1740 e il 1760 questo equilibrio iniziò a incrinarsi. La fase tardiva della Piccola Glaciazione impose un nuovo regime climatico: inverni più lunghi e severi, estati asciutte, precipitazioni irregolari. La steppa, che aveva sempre oscillato tra abbondanza e scarsità, entrò in una fase di contrazione. La biomassa vegetale diminuì, i pascoli si fecero più radi, la capacità di sostenere grandi mandrie si ridusse.

A complicare il quadro intervenne la crescita demografica delle confederazioni nomadi. Più persone significavano più animali, più pressione sui pascoli, meno tempo per la rigenerazione delle specie vegetali. La biodiversità funzionale si assottigliò, e con essa la resilienza dell’ecosistema. La steppa, che per secoli aveva sostenuto imperi mobili, iniziò a cedere sotto il peso delle sue stesse popolazioni.

Il declino ecologico ebbe conseguenze immediate: cavalli più deboli, mandrie ridotte, comunità costrette a muoversi su distanze sempre più brevi. Per un sistema politico fondato sulla mobilità, era come perdere la propria flotta navale. Le funzioni strategiche – campagne militari rapide, riscossione dei tributi, commercio interregionale, migrazioni stagionali – si contrassero. Le tribù nomadi, un tempo padrone degli spazi aperti, si trovarono improvvisamente più lente, più esposte, più vicine ai centri urbani delle popolazioni sedentarie.

Fu questa vicinanza forzata a spalancare la porta al nemico più insidioso: il vaiolo. Nelle città eurasiatiche il virus circolava endemicamente, ma nelle steppe la dispersione dei gruppi umani ne aveva sempre impedito la diffusione continua. La crisi ecologica cambiò tutto. Le comunità nomadi iniziarono a sostare più a lungo presso insediamenti sedentarî, intensificarono gli scambi commerciali, dipendevano da approvvigionamenti esterni. Il vaiolo trovò così un varco e lo sfruttò con violenza.

L’impatto fu devastante. La mortalità infantile esplose, compromettendo il ricambio generazionale. Gli adulti in età militare – la spina dorsale delle mandrie e degli eserciti – furono decimati. Le élite tribali, colpite anch’esse, persero continuità e capacità di comando. In alcune confederazioni si registrarono perdite demografiche del 30–40%. Un impero nomade può sopravvivere a una siccità, può sopravvivere a una sconfitta militare, ma difficilmente sopravvive alla perdita simultanea dei suoi bambini, dei suoi guerrieri e dei suoi capi.

La sequenza del collasso fu rapida e implacabile:

1. Declino dei pascoli: indebolimento economico e militare.

2. Epidemia di vaiolo: contrazione demografica critica.

3. Frammentazione politica: conflitti interni, perdita di coesione.

4. Intervento delle potenze sedentarie confinanti: dissoluzione dell’ultimo impero nomade.

Il vaiolo non fu la causa unica, ma fu il catalizzatore che trasformò una crisi ecologica in un collasso sistemico. La steppa indebolita rese i nomadi più vulnerabili; la malattia li rese incapaci di reagire; la frammentazione politica aprì la strada alle potenze sedentarie.

Questo caso storico mostra con chiarezza quanto siano interdipendenti infrastruttura ecologica, logistica socio economica, vulnerabilità epidemiologica e stabilità politica. Gli imperi nomadi, pur adattati a un ambiente estremo, erano profondamente dipendenti da un ecosistema ad alta variabilità climatica e da una mobilità equina sensibile alle perturbazioni. Quando l’ecosistema cedette, tutto il sistema cedette con lui.

Il collasso dell’ultimo impero nomade eurasiatico nel XVIII secolo resta un esempio paradigmatico di come il declino ecologico possa intrecciarsi con uno shock epidemiologico e produrre una trasformazione geopolitica irreversibile. È una storia che ricorda, ancora oggi, che nessuna società è più forte del proprio ambiente e della propria capacità di adattarsi ai suoi limiti.

19 AGOSTO 2026

Avvertenze. Newsletter generalista di Aduc. 19/08/2026

· di Redazione

Sommario/Editoriale

I servizi pubblici e privati che non funzionano, la finanza che specula sulla povertà, le scappatoie legali che proteggono i potenti: questa settimana Avvertenze torna a mettere sotto esame le storture di un sistema dove il consumatore e il cittadino pagano sempre. Dalla Rai alle criptovalute, dalle rette delle RSA ai diritti digitali, scopriamo chi lucra su ciò che dovrebbe essere diritto.

In questo numero

EDITORIALE

Ferragosto, domani è lo stesso giorno

Politica e cultura del ‘mai più’. La prevenzione

Quando la qualità dei servizi è solo guadagno per pochi

OSSERVATORIO LEGALE

La riparazione dell’autovettura è sempre possibile in caso di sinistro stradale

ARTICOLI

Come la tecnologia Usa ha contribuito a creare il gelato italiano moderno

Liberarsi della Rai e delle sue vicissitudini politiche ed economiche

Morbo di Alzheimer: chi paga la retta della RSA?

Droghe. La newsletter settimanale di Aduc. 18/08/2026

Binance ha consegnato alla Russia i dati di un utente: usati per incriminare chi donava all'Ucraina

Migranti: l'Europa non può usarli economicamente e demonizzarli politicamente

Le droghe legalizzate in carcere potrebbero far bene anche lì

Libertà d’espressione digitale. Lettera ad un bambino già nato

'Ho perso 14.000 dollari in un mese': gli investitori colpiti dalle forti oscillazioni del mercato azionario coreano

Il prezzo del proibizionismo sulle droghe. Settimana da 11 a 17 Agosto 2026

Osservatorio disservizi da 11 a 17 Agosto 2026. L’Italia che non funziona. Pubblica amministrazione in vetta

Debito pubblico che cresce per mancanza di politiche liberiste

Quando la finanza scommette sul cibo, a risentirne è la sicurezza alimentare

Ecuador: pescatori intrappolati tra cartelli della droga e raid aerei USA

Chris Daw, La giustizia sotto processo: soluzioni radicali per un sistema al punto di rottura

Il paradiso in declino dei truffatori con cryptovalute

Il supermercato come modello di cultura e incontri

Perché i viaggiatori sono attratti dai supermercati dei Paesi che visitano

Disinformazione sanitaria online: colpire il modello economico, non solo i falsi miti

Half Earth: la proposta di Edward O. Wilson per salvare la biodiversità

I leader dell'intelligenza artificiale sostengono che significa meno lavoro, ma i loro dipendenti sono impiegati fino a 90 ore a settimana

Investire Informati. La newsletter settimanale di Aduc. 13/08/2026

Salute. La newsletter settimanale di Aduc. 13/08/2026

UE contro Trump: come difendere la sovranità digitale europea

Guerra alla droga: i miti duri a morire smontati dalla ricerca

Sudafrica, nuovo nodo del narcotraffico globale: i cartelli messicani producono metanfetamina

Sistema carceri oltremanica. Andy Burnham e la scimmia sulla schiena del populismo penale

Eclissi. Due minuti dentro il respiro del Sole

Avvertenze. La newsletter settimanale generalista di Aduc - 12/08/2026

GIANNINO

Riport

STATI UNITI D'EUROPA

Guerra ibrida, i russi provano a spiarci tramite gli autovelox

NOTIZIE

U.E.U.E.. Arriva il divieto totale di crypto per interi Paesi che aiutano Mosca

ITALIAITALIA. Btp, Btp Italia, Btp Valore e Btp Sì: come vanno e conviene venderli o tenerli

MONDOMONDO. Bond globali in caduta: costi di finanziamento ai massimi da decenni

ITALIAITALIA. IVASS oscura 3 siti web abusivi di assicurazioni: quota a 389

ITALIAITALIA. Migranti, dopo la Germania anche la Svizzera rimanda i richiedenti asilo in Italia

ITALIAITALIA. Genitori anziani: segnali di pericolo in casa e contributi per la retta RSA

USAUSA. IA più brava dei medici: uno studio JAMA contro l'obbligo di supervisione umana

RUSSIARUSSIA. Mosca: "L'Occidente vuole accusarci di armare i narcos in Sudamerica"

U.E.U.E.. Consultazione su tabacco e nicotina spacca fautori e oppositori del vaping

MONDOMONDO. Prodotti contengono sostanze chimiche non dichiarate: scatta l'allarme

ITALIAITALIA. In arrivo El Niño: gli scienziati dicono che cambierà l'autunno

CONGOCONGO. L'epidemia di Ebola si sta diffondendo rapidamente. 2300 morti ad ora

ITALIAITALIA. La lotta allo spopolamento dei piccoli centri

U.E.U.E.. E se l'Ai fosse una bolla? BCE

ITALIAITALIA. Caldo estremo: all'Italia costa 22 miliardi, quanto una manovra finanziaria

ITALIAITALIA. Registri battesimali e protezione dati personali: la Corte UE dovrà decidere sulla laicità dello Stato

AUSTRIAAUSTRIA. Multa a Bitpanda di 70.000 euro per violazioni del regolamento MiCA

ITALIAITALIA. Dove vanno e cosa fanno i turisti in vacanza

ITALIAITALIA. Droga nel carcere di Prato. Tre arresti e agente indagato per tentato omicidio

USAUSA. La marijuana incrementa l'occupazione nel settore agricolo degli Stati in cui è legale

USAUSA. 742 miliardi in titoli del Tesoro in una settimana, rendimenti ai massimi da decenni

AUSTRALIAAUSTRALIA. Pechino minaccia e sorveglia la diaspora uigura

FRANCIAFRANCIA. Procura apre indagini dopo attacco cyber su 700mila utenti dell'amministrazione fiscale

ITALIAITALIA. Arriva la polizza sanitaria integrativa per docenti e personale scolastico

MONDOMONDO. Migranti. Massima allerta tra Marocco e Spagna

ITALIAITALIA. Il debito pubblico italiano vola

ITALIAITALIA. RSA Verona: oltre 1.800 anziani in lista d'attesa, rette insostenibili

COSTARICACOSTARICA. Estradizioni dei boss della droga e omicidi in forte crescita

FRANCIAFRANCIA. Narco corrieri a loro insaputa

ITALIAITALIA. Richieste protezione internazionale. L'emergenza della giustizia civile

ITALIAITALIA. Cresce a giugno il debito delle Amministrazioni pubbliche

FRANCIAFRANCIA. Divieto social per minori. Corte Costituzionale boccia e Macron invita governo e riscriverla

CANADACANADA. Dopo legalizzazione, donne più propense ad usare cannabis e non antidepressivi

COREA DEL SUDCOREA DEL SUD. Ultima estate legale per la carne di cane, divieto in vigore dal 2027

ITALIAITALIA. Smart working e geolocalizzazione: il Tribunale di Cosenza annulla la multa del Garante

MONDOMONDO. Bot ovunque: dimostrare di essere umani online diventa il nuovo passaporto digitale

NORVEGIANORVEGIA. Norvegia: limite di età a 16 anni per i social media, il disegno di legge avanza

U.E.U.E.. Europol, il Garante UE sulla privacy frena l'espansione dei poteri

U.E.U.E.. MiCA in vigore: come cambia il mercato crypto in Europa dopo il 1° luglio

ITALIAITALIA. BCE lancia l'allerta in Italia: truffe con nome e logo dell'istituzione

U.E.U.E.. Binance sospende il trading in Francia e altri paesi UE: manca la licenza MiCA

U.E.U.E.. E-commerce in Europa: più acquisti online, più frodi. I dati

U.E.U.E.. Rifugiati: cosa pensano i cittadini europei dopo la crisi di Ceuta

USAUSA. Indiana in prima linea nella ricerca medica sugli psichedelici

ITALIAITALIA. Turismo in crescita a luglio

USAUSA. Il più grande "datacenter biologico" del mondo per superare i test sugli animali

ITALIAITALIA. Biglietti concerti: AGCM multa Viagogo per 300.000 euro per pratiche scorrette

U.E.U.E.. Europol e sorveglianza: il Garante UE lancia l'allarme sui "rischi gravi"

AUSTRALIAAUSTRALIA. Meta chiude 756.000 account di under 16 sui social

MONDOMONDO. Finfluencer su TikTok: i consigli finanziari per i giovani sono affidabili?

ASIA. Palestina. Prezzi al consumo in calo del 43% a luglio 2026

IRANIRAN. Inflazione record, i consumatori si affidano al "compra ora, paga dopo"

IRLANDAIRLANDA. Nuovo sistema di sanzioni per tutelare i consumatori di energia

U.E.U.E.. Mediterraneo sempre più letale: meno arrivi, ma più morti in mare nel 2026

ITALIAITALIA. Se la scuola tace, educano i social: il vuoto dell'educazione sessuo-affettiva

MONDOMONDO. Alcol: una strage silenziosa che il mondo continua a permettersi

USAUSA. Deportazioni di massa: la paura come politica e il suo costo sulla salute mentale

ITALIAITALIA. RSA in Emilia-Romagna: 12mila anziani in lista d'attesa

COLOMBIACOLOMBIA. Colombia autorizza operazioni militari USA contro il narco-terrorismo

REGNO UNITOREGNO UNITO. Scozia: mille morti l'anno per droga, The Economist chiede un cambio di rotta

ITALIAITALIA. Mit lavora per bonus affitto genitori separati entro 2026

ITALIAITALIA. Guardia di Finanza contro evasione fiscale e sommerso

ITALIAITALIA. Bollette energia in crescita a settembre: +23% famiglie, +54%imprese

USAUSA. Corsa dei big dell’intelligenza artificiale a emettere bond per finanziare i piani di crescita

EUROPA. Istanbul, l'aeroporto più trafficato d'Europa

REGNO UNITOREGNO UNITO. Organoidi da cellule NHS per ridurre i test sugli animali

ITALIAITALIA. Conti correnti: la Cassazione limita i controlli del Fisco, anche retroattivamente

ITALIAITALIA. A2A multata da ARERA: 5 milioni per manipolazione del mercato elettrico

REGNO UNITOREGNO UNITO. Stretta sui prezzi falsi e sugli abbonamenti-trappola

U.E.U.E.. Cinque paesi UE vogliono costruire un centro rimpatri in Uganda

USAUSA. La spesa sanitaria continua a crescere più dell'economia

ITALIAITALIA. RSA in Lombardia: liste d'attesa in crescita e rette insostenibili per le famiglie

ITALIAITALIA. RSA in Toscana: 10 milioni per ridurre le liste d'attesa degli anziani

USAUSA. OMS: la riforma dei vaccini di Trump va contro decenni di evidenze scientifiche

GEORGIAGEORGIA. Spazi sicuri e naloxone sfidano le leggi antidroga tra le più dure al mondo

USAUSA. Cartello CJNG accusato di traffico d'armi dalla Repubblica Ceca in cambio di droga

COSTARICACOSTARICA. Costa Rica e turismo cannabis: opportunità e rischi legali per i viaggiatori

NEPALNEPAL. Cannabis terapeutica. Provincia nepalese legalizza

USAUSA. Otto anni dopo la legalizzazione, il consumo di cannabis in California non è aumentato

MONDOMONDO. Debito pubblico in mani straniere: meno inflazione per i governi

ITALIAITALIA. Banche: famiglie pagano il 10,34% sul credito al consumo, PMI al 4,18%

ITALIAITALIA. Inflazione luglio. Dati definitivi Istat: +2,9%

ITALIAITALIA. Sondaggio mercato delle abitazioni in Italia - 2° trimestre 2026. Bankitalia

EUROPA. I social media non hanno democratizzato il dibattito sul clima. Studio

USAUSA. Dipendenza dai social media: oltre 3.000 cause

ITALIAITALIA. Nascite. 15mila bambini in meno in un anno. Ministero Salute

U.E.U.E.. Parte il wi-fi Starlink di Lufthansa

ITALIAITALIA. Tecnologia, telefonia e informatica sono in cima alle abitudini di consumo degli italiani. Confcommercio

ITALIAITALIA. Calano gli affitti per gli studenti... ma solo perché è in calo la domanda

ITALIAITALIA. Bonus nuovi nati. Oggi scade la richiesta all'Inps

ITALIAITALIA. Bollette in crescita

LETTERE

Account Instagram bloccato da anni: come chiederne la cancellazione

Multa ZTL a Dubrovnik: si può pagare solo la sanzione senza spese legali?

Multa dalla Croazia con maggiorazione: come comportarsi con lo studio legale

Multa dalla Croazia via raccomandata: come riconoscere una truffa postale

Pensione bloccata da azione fallimentare: come sbloccare il conto

Pacco dichiarato consegnato mai ricevuto (SDA/Poste): quali ulteriori azioni?

Auto ferma in officina per garanzia da 4 mesi: cosa si può fare

Multa per mancata comunicazione conducente: cosa fare se non arriva il verbale

Condono edilizio respinto: quali sono i rimedi possibili

Perdita d'acqua danneggia il vicino: si risarcisce anche il controsoffitto?

Modifica contratto Fastweb e doppia fatturazione: come fare reclamo

Chiusura account Booking o Airbnb: come fare appello e tutele DSA

Retta RSA e demenza grave: chi paga la quota alberghiera?

Abuso edilizio scoperto dopo acquisto casa: rivalsa sui venditori

Caparra bed and breakfast non restituita: come recuperarla

Caparra per mancata domiciliazione bancaria: è legittima?

Ordine annullato e rimborso non ricevuto: come procedere

Ricovero in RSA e contributo SSN: quando si può contestare la valutazione UVM

Bollette, SPID estero e IMU: guida per residenti all'estero con casa in Italia

18 AGOSTO 2026

Come la tecnologia Usa ha contribuito a creare il gelato italiano moderno

· di Redazione

Il gelato è sinonimo di Italia, ma le sue origini moderne risalgono a un'umile latteria in Toscana e a un paio di congelatori americani abbandonati risalenti alla Seconda Guerra Mondiale.

Ogni estate, decine di milioni di turisti internazionali affollano l'Italia e molti di loro ordineranno almeno un gelato durante il loro soggiorno. Ma è probabile che pochissimi di questi visitatori – e persino molti italiani stessi – si rendano conto che una delle prelibatezze più tipicamente italiane non avrebbe mai avuto successo se non fosse stato per la tecnologia americana.

Per capire come quel pistacchio cremoso color verde intenso, quella stracciatella a strisce di cioccolato o quella crema color giallo sole siano finite sul vostro cono, dovete fare un salto indietro nel tempo in una modesta latteria toscana e in un paio di congelatori militari americani abbandonati.

L'era glaciale italiana

Molto prima che gli italiani moderni ordinassero il gelato nei resort balneari, i loro antichi antenati romani raffreddavano vini dolcificati con miele e sciroppi di frutta con la neve di montagna, creando dolci ghiacciati simili al sorbetto. Nel IX secolo, in Sicilia, i governanti arabi dell'isola mescolavano la neve dell'Etna con agrumi zuccherati, gelsomino e acqua di rose per preparare il sorbetto: un'eredità che sopravvive ancora oggi nella granita siciliana.

Durante il Rinascimento, i cuochi di tutto il Nord Italia sperimentavano con puree di frutta e creme speziate raffreddate con neve alpina, aprendo la strada all'innovazione di Bernardo Buontalenti nel XVI secolo a Firenze. L'architetto arricchì il composto con uova e latte, ottenendo una base simile a una crema pasticcera che, una volta congelata, si trasformava in qualcosa di molto più vellutato rispetto alle creme con neve che l'avevano preceduta, creando così il modello per il gelato moderno.

Poco dopo, artigiani di Firenze, Venezia e Sicilia iniziarono a produrre gelati artigianali in piccole quantità, utilizzando sorbettiere a manovella e ghiaccio naturale ricavato da cave di neve. Questi primi prototipi di gelato erano densi, con una consistenza cremosa e instabili, si scioglievano rapidamente e richiedevano una costante attenzione. Poiché la congelazione si basava su neve, sale e lavoro manuale, la produzione di gelato era un'attività artigianale strettamente locale. Anche con l'arrivo della refrigerazione elettrica alla fine degli anni '20, la produzione rimase limitata a causa degli alti costi.

Il gelato non poteva viaggiare; doveva essere prodotto e consumato vicino a casa. È qui che la creatività toscana ha incontrato l'ingegneria americana.

La differenza americana

Empoli, città toscana a ovest di Firenze, nel 1946 si stava ancora ricostruendo dopo i brutali combattimenti che avevano portato alla sua liberazione durante la Seconda Guerra Mondiale, due anni prima.

Nella calma che seguì, Romeo Bagnoli, guardiano di un passaggio a livello, rilevò una modesta latteria in Via del Giglio. Nel 1946, suo figlio maggiore, Renzo, la trasformò in un bar chiamato Sammontana, che serviva caffè, pasticcini e, d'estate, piccole quantità di gelato artigianale, utilizzando il loro unico frigorifero, peraltro poco affidabile.

Dopo la guerra, i macchinari alleati abbandonati erano disponibili per l'acquisto da parte dei cittadini italiani. Renzo e i suoi fratelli, Sergio e Loriano, acquistarono due congelatori militari americani di livello industriale e in seguito recuperarono macchinari per gelati commerciali da una discarica, rielaborandone i componenti fino a renderli in grado di produrre lotti continui, consentendo loro, per la prima volta, di congelare il gelato in modo costante anziché in piccole porzioni intermittenti.

Questa innovazione americana ebbe enormi implicazioni: a differenza del gelato più ricco di grassi, già popolare negli Stati Uniti da quasi un secolo e in grado di sopportare cicli di congelamento più lunghi, il gelato artigianale necessita di un congelamento rapido e costante per mantenere la sua consistenza densa. I Bagnoli poterono così produrre un gelato liscio e stabile, privo di cristalli di ghiaccio, in quantità sufficienti per venderlo anche al di fuori del loro quartiere, preservando al contempo il carattere artigianale che contraddistingueva il gelato toscano.

Con i congelatori in funzione sul retro del caseificio, i fratelli Bagnoli iniziarono a perfezionare la loro ricetta originale del gelato per creare un composto che rimanesse liscio dopo il congelamento, un ostacolo non indifferente prima degli anni '40.

Regolarono le proporzioni dei grassi, utilizzarono ingredienti come la gelatina per mantenere la consistenza omogenea e mantecarono lentamente le basi degli ingredienti in modo che il composto risultante fosse soffice e non denso. Le loro formule ripetibili segnarono l'inizio di un modello di produzione di gelato coerente e scalabile, che in seguito divenne una pratica diffusa in tutta Italia.

Poiché i camion isotermici non erano ancora disponibili, i fratelli crearono una propria catena di approvvigionamento a temperatura controllata: riempivano contenitori di metallo con ghiaccio e sale, rivestivano le casse di legno con paglia e adattavano casse di rifornimento militari in contenitori isotermici improvvisati. Nel 1948, consegnavano il loro gelato Sammontana in bicicletta nei dintorni di Empoli e in tutta la Toscana con un piccolo camioncino.

«I fratelli Bagnoli idearono un contenitore da sei litri che si integrava perfettamente nella loro catena di approvvigionamento improvvisata. Bar e caffè potevano servirsi direttamente dal contenitore», ha affermato lo storico dell'alimentazione italiana Luca Cesari. «Quando iniziarono a prestare gratuitamente i loro congelatori ai proprietari dei bar, il modello fu completo».

Fu il modello per la moderna distribuzione del gelato italiano: prodotto uniforme, contenitori standardizzati e una rete di gelaterie per servirlo – nulla di tutto ciò sarebbe stato possibile senza i pezzi di ricambio rimasti dalla Seconda Guerra Mondiale.

«Quando la mia famiglia ritrovò le attrezzature abbandonate durante gli anni della guerra, fu abbastanza rapida e ingegnosa da intravedere del potenziale dove tutti gli altri vedevano solo rottami», ha affermato Leonardo Bagnoli, la terza generazione della famiglia a guidare Sammonta. «Quei pezzi sono diventati la spina dorsale di… un gelato che ha potuto viaggiare oltre un singolo negozio, una singola città, fino a raggiungere tutta l'Italia e, da lì, oggi, il mondo intero».

Queste innovazioni si verificarono all'inizio del periodo del " miracolo economico " postbellico italiano , che trasformò la vita del Paese. Tra il 1950 e il 1963, i salari aumentarono, le famiglie rurali migrarono verso le città e il reddito disponibile crebbe. La diffusione della cultura balneare e l'ascesa della passeggiata serale (dopo cena) crearono un nuovo ritmo di svago all'aria aperta. Portatile, economico e sinonimo di piacere, il gelato – ora servito in comodi coni e minuscole coppette da asporto – si inserì perfettamente nella nuova immagine della nazione.

Quella che era iniziata come un'attività locale con distribuzione in bicicletta si è presto trasformata in una flotta nazionale di camion a temperatura controllata che portano il nuovo gelato pronto da servire dei Bagnoli nei negozi dalla Sicilia alle Alpi.

Come Sammontana ha plasmato il gelato italiano

Oggi, che si tratti di scartare un cono Sammontana su una spiaggia in Liguria, di ordinare una pallina in una gelateria artigianale in Puglia o di visitare una delle migliaia di gelaterie sorte negli ultimi anni fuori dall'Italia, si assapora l'eredità di questo connubio tra l'arte italiana e la tecnologia statunitense.

Adottando questo nuovo modello di refrigerazione, altre aziende produttrici di gelato come Algida, Motta, Spica e altre ancora seguirono presto l'esempio. Tuttavia, "il gelato industriale non ha eliminato il gelato artigianale [delle origini]", ha affermato Eduardo Zucchini, portavoce del Museo del Gelato Carpigiani di Bologna, l'unico museo al mondo dedicato al gelato artigianale. "Il gelato industriale ha costretto il gelato artigianale ad evolversi e, in definitiva, l'Italia ha sviluppato sia un solido settore industriale sia una vasta rete di gelaterie artigianali indipendenti. La concorrenza dei produttori industriali [come Sammontana] ha incoraggiato le gelaterie artigianali a migliorare l'igiene, la tecnologia e l'organizzazione professionale."

Nel corso degli anni, la Sammontana, e il gelato in generale, sono diventati sinonimo di estate italiana.

"Per molti italiani, la Sammontana evoca un rituale: sbirciare nel congelatore di un chiosco sulla spiaggia, scegliere un gelato dalla sua confezione, gustarsi un cono dopo una nuotata o una sosta in un'area di sosta Autogrill durante un lungo viaggio in auto con la famiglia", ha affermato Katie Parla , autrice di libri di cucina residente a Roma . "C'è un legame emotivo tanto forte con la confezione, il luogo e il momento quanto con il gelato stesso."

Oggi Sammontana è la più grande azienda italiana di gelato e dessert surgelati. E sebbene il loro caseificio originale non esista più, l'azienda rimane a conduzione familiare, gestita dalla terza generazione della famiglia Bagnoli a Empoli.

Dal 1957, l'azienda utilizza lo slogan " Gelati all'italiana " – un sottile richiamo alle origini statunitensi del prodotto.

"Quello slogan è, a mio avviso, uno degli slogan più importanti nella storia della gastronomia italiana del XX secolo", ha affermato Cesari. "Distinguisce il suo gelato da quello introdotto dai soldati americani durante e dopo la guerra. Definisce l'italianità per negazione e significa semplicemente 'non americano'. E funziona perché la differenza è reale e percepibile."

(Amy Bizzarri su BBC del 14/08/2026)

18 AGOSTO 2026

Morbo di Alzheimer: chi paga la retta della RSA?

· di Sara Astorino

Da diverso tempo il contenzioso tra cittadini e Residenze Sanitarie Assistenziali, RSA, verte quasi esclusivamente sulla ripartizione degli oneri economici.

Secondo la giurisprudenza italiana, se una persona affetta da Alzheimer si trova in una fase avanzata e necessita di cure sanitarie continuative e inscindibili da quelle assistenziali, la retta della RSA deve essere interamente a carico del Servizio Sanitario Nazionale (SSN).

Le strutture, tuttavia, continuano a pretendere il pagamento delle rette con la conseguenza che, spesso alla morte della persona affetta dalla patologia, gli eredi agiscano per la restituzione delle somme che ritengono aver illegittimamente versato.

In questo contesto si inserisce la sentenza n. 80/2026 emessa dal Tribunale di Belluno che, facendo riferimento al D.Lgs 229/1999, al DPCM 14 Febbraio 2001 nonché al DPCM 12 Gennaio 2017 nonché alle decisioni precedentemente assunte dalla Corte di Cassazione soprattutto le sentenze n. 4558/2012, n. 22776/2016 e n. 28321/2017, ha ribadito che il criterio per l'imputazione integrale degli oneri economici al SSN non risiede nella condizione di non autosufficienza del paziente né nella diagnosi in sé, bensì nell'inscindibilità delle prestazioni sanitarie da quelle assistenziali.

La copertura integrale degli oneri economici a carico del SSN dipende, quindi, non dalla diagnosi della malattia o dal fatto che la persona che ne è affetta ha perso la propria autosufficienza, ma dall’accertamento, caso per caso e quindi in maniera concreta, che, per quel paziente, le prestazioni sanitarie fossero necessarie e inscindibilmente connesse a quelle assistenziali.

Chi deve fornire la prova di questa condizione?

Secondo l’attuale impostazione, a cui il Tribunale di Belluno, aderisce, è il ricorrente a dover provare la sussistenza dei presupposti ad esempio mediante la documentazione clinica in cui rientra, a pieno titolo, anche quella assistenziale relativa al periodo di ricovero.

Come si accerta la sussistenza delle condizioni?

La giurisprudenza sul punto può definirsi unanime.

La prova viene raggiunta tramite la documentazione medica e, se necessario, tramite il ricorso alla CTU, consulenza tecnica d’Ufficio.

Sarà, quindi, necessario ricostruire tutta l’evoluzione della malattia al fine di dimostrare come la stessa si è sviluppata e con che conseguenze.

Per farlo dovranno essere conservati per poi essere consegnati in giudizio, a titolo esemplificativo e non esaustivo, la cartella clinica, il piano assistenziale individuale (PAI) e verbali delle Unità di Valutazione Geriatrica.

18 AGOSTO 2026

Droghe. La newsletter settimanale di Aduc. 18/08/2026

· di Redazione

Sommario/Editoriale

La proibizione delle droghe continua a generare costi sociali e criminali enormi, mentre la ricerca smonta i miti che la sostengono. Dalle carceri agli Stati che sperimentano approcci alternativi, emerge che la regolazione legale funziona meglio della repressione: occupazione agricola negli Usa, meno dipendenza da antidepressivi in Canada, consumi stabili in California. Nel frattempo, i cartelli si rafforzano globalmente, dalla Scozia all'Ecuador, trasformandosi in imprese criminali anche legali. È tempo che le istituzioni ascoltino i dati, non l'ideologia.

In questo numero

ARTICOLI

Le droghe legalizzate in carcere potrebbero far bene anche lì

Il prezzo del proibizionismo sulle droghe. Settimana da 11 a 17 Agosto 2026

Osservatorio disservizi da 11 a 17 Agosto 2026. L’Italia che non funziona. Pubblica amministrazione in vetta

Ecuador: pescatori intrappolati tra cartelli della droga e raid aerei USA

Guerra alla droga: i miti duri a morire smontati dalla ricerca

Sudafrica, nuovo nodo del narcotraffico globale: i cartelli messicani producono metanfetamina

Avvertenze. La newsletter settimanale generalista di Aduc - 12/08/2026

Droghe. La newsletter settimanale di Aduc. 11/08/2026

NOTIZIE

ITALIAITALIA. Droga nel carcere di Prato. Tre arresti e agente indagato per tentato omicidio

USAUSA. La marijuana incrementa l'occupazione nel settore agricolo degli Stati in cui è legale

COSTARICACOSTARICA. Estradizioni dei boss della droga e omicidi in forte crescita

FRANCIAFRANCIA. Narco corrieri a loro insaputa

CANADACANADA. Dopo legalizzazione, donne più propense ad usare cannabis e non antidepressivi

USAUSA. Indiana in prima linea nella ricerca medica sugli psichedelici

COLOMBIACOLOMBIA. Colombia autorizza operazioni militari USA contro il narco-terrorismo

REGNO UNITOREGNO UNITO. Scozia: mille morti l'anno per droga, The Economist chiede un cambio di rotta

GEORGIAGEORGIA. Spazi sicuri e naloxone sfidano le leggi antidroga tra le più dure al mondo

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NEPALNEPAL. Cannabis terapeutica. Provincia nepalese legalizza

USAUSA. Otto anni dopo la legalizzazione, il consumo di cannabis in California non è aumentato

AMERICHE. Ketamina: il traffico si espande in tutta l'America Latina

AMERICHE. Brasile e America Latina: la criminalità organizzata fa affari (anche) legali

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17 AGOSTO 2026

Diritto animale: perché le leggi per gli animali contano più che mai

· di Redazione

Il diritto degli animali è una disciplina in rapida espansione, ma tra ciò che la legge promette e ciò che gli animali concretamente vivono esiste ancora un divario profondo. È quanto sostiene The Animal Reader in un articolo firmato dalla fondatrice dell'Animal Law Foundation nel Regno Unito.

L'autrice ha fondato l'organizzazione non perché ritenesse la legge carente nei contenuti, ma perché credeva che mancasse di attenzione. Le norme a tutela del benessere animale esistono da generazioni: statuti, regolamenti, codici di condotta, ispettori, pubblici ministeri e tribunali. Eppure, nonostante questo apparato normativo, milioni di animali continuano a soffrire in modi del tutto evitabili e non necessari.

Uno dei temi centrali del lavoro dell'organizzazione riguarda quello che viene definito il problema dell'applicazione. Le ricerche condotte nel Regno Unito evidenziano quanto sia disomogenea l'applicazione delle norme sul benessere degli animali da allevamento: i tassi di ispezione restano molto bassi, le misure sanzionatorie variano sensibilmente da un'autorità all'altra e, troppo spesso, il mancato rispetto delle regole non comporta conseguenze pratiche rilevanti. Una buona legislazione non può raggiungere i propri obiettivi se viene raramente applicata.

C'è però anche una prospettiva più ottimistica: si rischia di sottovalutare il potenziale della legislazione esistente. Il diritto rimane uno degli strumenti più efficaci per mettere sotto pressione un sistema e ottenere cambiamenti concreti. La tutela degli animali non dovrebbe mai essere un ripensamento all'interno del sistema legale, né essere subordinata al profitto o alla tradizione: è proprio per questo che le leggi di protezione animale esistono.

17 AGOSTO 2026

Le droghe legalizzate in carcere potrebbero far bene anche lì

· di Vincenzo Donvito Maxia

Premesso che dopo l’approvazione della Camera del ddl che stabilisce che i detenuti tossicodipendenti non debbano restare in carcere ma, se aderiscono ad un programma di recupero, debbano scontare la pena agli arresti domiciliari…. non è certo così che sia stato risolto uno dei tanti problemi della privazione della libertà a persone in attesa di sentenza o che scontano la pena.

Sono fatti/tragedie quotidiane legate al sovraffollamento, alla carenza strutturale delle case circondariali e alla qualità della vita dentro le stesse, che rendono queste ultime delle bombe che esplodono ogni giorno, invece che luoghi di detenzione per il recupero sociale e civile degli ospiti. Coinvolgendo in questa situazione anche tutti coloro che ci lavorano, dal personale amministrativo fino alle guardie carcerarie.

Prendiamo quanto accade a Prato, ultimo tra i tanti simili casi, anche se la città toscana ultimamente si sta ben distinguendo per le sue criticità

Domenica scorsa sono stati individuati lanci di sostanze stupefacenti dall’esterno, con conseguente reazione da parte delle guardie carcerarie, una delle quali è sotto accusa per tentato omicidio: avrebbe sparato e ferito un detenuto che fuggiva verso una impossibile fuga. Disperati entrambi, per la propria condizione uno e per la tensione del proprio servizio l’altro.

Le droghe, come i telefonini, circolano liberamente nelle carceri (talvolta anche con la complicità del personale di custodia), e l’episodio pratese è solo punta di un iceberg. Chi fa uso di sostanze illegali non è necessariamente tossicodipendente ma - diciamo - un consumatore ricreativo, soprattutto di sostanze tipo hashish e marijuana. Sostanze che, se fossero consumate al pari del tabacco (droga legale, che nessuno penserebbe mai di proibire in carcere, pena ulteriori motivi di esplosione dei reclusi), attenuerebbero tensioni e atti di violenza/illegalità per procurarsele.

Allora perché non fornire ai detenuti queste sostanze? Perché sono illegali? Premesso che il loro consumo è illecito e non illegale (soggetto, nel caso a richiamo/sanzione amministrativa) e che è illegale produzione e spaccio… così come si sono fatti esperimenti che a suo tempo hanno portato alla legalizzazione della cannabis per uso terapeutico, perché non si può fare altrettanto per l’uso ricreativo? Ovviamente i detenuti non dovrebbero essere cavie come i topi in gabbia, ma soggetti che volontariamente si mettono a disposizione per un esperimento al fine di verificare/studiare le reazioni di questo consumo su soggetti non portatori di patologie mediche.

Ci rendiamo conto che c’è un problema di fondo: chi decide per gli esperimenti e per l’eventuale cambio di normativa per legalizzare i consumi individuali è quella politica che non vedrebbe l’ora di far tornare reato anche il semplice consumo…. ma non fa nulla oltre che dirlo in occasione di qualche propaganda elettorale.

Il vantaggio sarebbe doppio. L’esperimento, direttamente tangibile e con alto potenziale numero di soggetti disponibili a farne parte, attenuerebbe molto le tensioni carcerarie comunicando anche ai detenuti la disponibilità dell’amministrazione a venir loro incontro per le difficoltà in corso. Dall’altro porrebbe il nostro Paese all’avanguardia per una sperimentazione che, considerato anche come succede in tanti altri Paesi nostri stretti alleati (Paesi Ue, Usa, Canada, etc), non potrebbe che far bene a persone e diritto.

Qui il video sul canale YouTube di Aduc

17 AGOSTO 2026

Il prezzo del proibizionismo sulle droghe. Settimana da 11 a 17 Agosto 2026

· di Redazione

Ogni settimana, il lunedì, Aduc pubblica i dati su sequestri e vittime delle droghe illegali, oltre ad un riepilogo dall'inizio dell'anno.
La raccolta è frutto di un'indagine mediatica, soprattutto locale. Uno spaccato di come l'opinione pubblica può percepire i risultati di fatti e misfatti delle leggi proibizioniste sulle droghe.
E' possibile che tutto questo non accadrebbe, o sarebbe notevolmente ridimensionato, se invece di divieti e punizioni ci fossero leggi che regolamentassero questo mercato (oggi solo nero e gestito dalla delinquenza grossa e piccola) al pari di tabacco e alcol.
Aduc edita un quotidiano online sulle droghe illegali in Italia e nel mondo.

Il prezzo del proibizionismo
dalle cronache locali
gli effetti della legge vigente

Anno in corso

sequestri
droghe leggere (kg) 236.220
droghe pesanti (kg) 409.400
dosi droghe sintetiche 89.900
piante di cannabis 45.000
vittime
morti 3
arresti 1.834
giorni di reclusione 783

Settimana da 11 a 17 Agosto 2026

sequestri
droghe leggere (kg) 2.200
droghe pesanti (kg) 1.400
dosi droghe sintetiche 1.000
piante di cannabis 1.100
vittime
morti 0
arresti 11
giorni di reclusione 6
17 AGOSTO 2026

Osservatorio disservizi da 11 a 17 Agosto 2026. L’Italia che non funziona. Pubblica amministrazione in vetta

· di Redazione

Ogni lunedì Aduc rende noti i dati dei disservizi, nel privato e nel pubblico, segnalati da utenti e consumatori che si sono rivolti all'associazione nella settimana precedente.

Uno spaccato dell'Italia che non funziona.

Da 11 a 17 Agosto 2026
Pubblica Amministrazione 28,60%
Telecomunicazioni 11,40%

Energia 11,20%

Salute 10,20%

Prodotti finanziari 09,50%

Banca 08,10%

Viaggi 08,10%

Acquisti 05,10%

Condominio 03,20%

Assicurazioni 02,40%

Diritti immigrati 01,30%

16 AGOSTO 2026

Quando la finanza scommette sul cibo, a risentirne è la sicurezza alimentare

· di Redazione

Dai derivati al land grabbing, un rapporto ricostruisce come la finanza condizioni prezzi, produzione e distribuzione del cibo in tutto il mondo

Nel 2024, a livello globale, 673 milioni di persone soffrivano la fame: 90 milioni di persone in più rispetto al 2020. C’entra la crisi climatica, c’entrano condizioni strutturali dei nostri sistemi alimentari, ma c’entra anche – e ha un ruolo molto importante – la finanza. Anche il cibo, infatti, si è trasformato in un asset per una speculazione finanziaria slegata dai bisogni dei territori e dalle loro tradizioni.

Attraverso l’imposizione del modello dell’agribusiness, la massimizzazione del profitto ha la meglio sulla sopravvivenza dei popoli. Lo spiega bene il rapporto “Feeding Profits, Starving People: How Food Financialization Is Eating The Planet”, realizzato dalla Society for International Development (Sid) a firma di Andrea Baranes, Nicoletta Dentico e Sabrina Masinjila. Lo studio mostra come i mercati finanziari stiano plasmando ogni aspetto della produzione e distribuzione alimentare.

La speculazione finanziaria riguarda anche beni comuni come l’acqua e il cibo

Mercati e attori finanziari hanno sempre più peso nell’economia reale. A partire dagli anni Ottanta c’è stato infatti un distacco impressionante tra la finanza e l’economia produttiva. Se prima il volume delle attività finanziarie equivaleva grosso modo al Prodotto interno lordo globale, oggi vale più del 330% di quest’ultimo.

Questo enorme volume di capitali ha bisogno di autoalimentarsi e lo fa trasformando in mercati tutti gli ambiti della produzione. Da tempo la finanza ha cominciato a colonizzare settori che prima erano considerati servizi pubblici come la sanità, l’istruzione, i trasporti. Lo stesso è accaduto per beni comuni come l’acqua e il cibo, diventati le nuove frontiere di profitto proprio per la loro natura essenziale: la domanda non cesserà mai.

Che ruolo hanno avuto Banca Mondiale e Fondo monetario internazionale

Le grandi istituzioni finanziarie internazionali sono attori fondamentali di questo processo. A partire dagli anni Ottanta, il Fondo monetario internazionale e la Banca Mondiale hanno condizionato l’erogazione di prestiti ai Paesi del Sud globale all’adozione di rigorosi Programmi di aggiustamento strutturale. Queste misure hanno imposto la liberalizzazione dei mercati e spinto le economie povere verso un modello agricolo industriale focalizzato sull’esportazione. L’obiettivo primario di questi sistemi alimentari ha smesso di essere nutrire le popolazioni locali, per concentrarsi sulla generazione di ricchezza per ripagare i debiti contratti con l’estero.

Si è così innescato un ciclo vizioso: per onorare gli impegni finanziari, nazioni un tempo autosufficienti hanno dovuto convertire le proprie terre in monoculture. Caffè, cacao, cotone o zucchero destinati ai mercati internazionali sono diventati le principali produzioni di aree del Pianeta nelle quali, spesso, la popolazione è invece in scarsità alimentare. Distrutti l’agricoltura di sussistenza e i mercati territoriali, interi Paesi ora dipendono dalle importazioni alimentari e dalle fluttuazioni dei prezzi globali.

I padroni del sistema: oligopoli e giganti della finanza

Se le istituzioni globali hanno avuto un ruolo di primo piano, chi comanda davvero in questo sistema è un gruppo ristretto di multinazionali che domina il commercio globale di cereali. Sono identificate come le prime lettere dell’alfabeto: ABCD. Archer Daniels Midland, Bunge, Cargill e Louis Dreyfus, insieme, controllano circa il 90% del mercato mondiale. A queste società, attive nel commercio e nella trasformazione delle materie prime agricole, si affiancano i grandi gruppi dell’industria alimentare come Nestlé e Danone. Spesso condividono gli azionisti, giganti del risparmio gestito come BlackRock. Questa integrazione tra agroindustria e finanza fa sì che le strategie aziendali inseguano la massimizzazione dei dividendi per gli investitori, più che la stabilità dei sistemi alimentari.

Le grandi società che commerciano materie prime agricole, però, non si limitano agli scambi fisici. La loro conoscenza diretta dei raccolti, delle scorte e dei flussi commerciali offre loro un vantaggio informativo che possono sfruttare per assumere posizioni sui mercati dei derivati. Il rapporto le paragona per questo a banche ombra che operano sui mercati finanziari senza essere sottoposte agli stessi obblighi e controlli previsti per le banche. Secondo gli autori, questa attività speculativa permette loro di trarre profitto proprio nelle fasi di maggiore volatilità dei prezzi.

La volatilità dei prezzi non dipende più dalla reale disponibilità di cibo

Questa trasformazione ha avuto come strumento i derivati. Nati come contratti assicurativi per proteggere gli agricoltori dalle oscillazioni imprevedibili dei prezzi, sono diventati strumenti di scommessa pura. Nel 2011 il volume di grano scambiato sulla sola Borsa di Chicago superava di quasi sette volte l’effettivo raccolto mondiale. La volatilità dei prezzi del cibo non risponde più ai ritmi della natura o alla reale disponibilità di prodotto, ma segue gli algoritmi e le strategie della speculazione finanziaria.

Il cibo è diventato così un bene rifugio in cui parcheggiare capitali durante le tempeste finanziarie. È accaduto nel 2008, quando il crollo dei mutui subprime ha innescato una fuga di massa verso le materie prime agricole, raddoppiando il prezzo del grano in pochi mesi nonostante non vi fossero state carenze reali, legate ad esempio alla siccità. Lo stesso meccanismo si è ripetuto con il conflitto in Ucraina. A fronte di una riduzione dell’offerta globale di cereali inferiore all’1%, la reazione dei mercati finanziari e dei loro algoritmi ha spinto i prezzi verso l’alto di oltre il 50%. In questo sistema, la variazione dei prezzi non è più un segnale di scarsità, ma il motore principale per l’estrazione di profitti finanziari.

Quando i carbon credit diventano uno strumento per il land grabbing

La finanziarizzazione riguarda anche le politiche climatiche. Con i mercati delle emissioni, la riduzione o l’assorbimento di una tonnellata di gas serra genera un credito che può essere comprato e venduto. Le aziende possono così acquistare crediti per compensare almeno in parte le proprie emissioni, anziché ridurle intervenendo direttamente sui processi produttivi. Anche l’azione climatica diventa quindi un mercato da cui ricavare profitti.

Questa dinamica alimenta il cosiddetto colonialismo verde: progetti di riforestazione industriale, spesso gestiti da multinazionali, sottraggono terre fertili alle comunità locali per destinarle a monoculture che servono solo a bilanciare i bilanci ambientali delle imprese nel Nord del mondo. Nella Repubblica del Congo, per esempio, alcuni di questi progetti hanno comportato l’allontanamento delle comunità contadine dalle terre che coltivavano, riducendo ulteriormente le risorse disponibili per la produzione di cibo.

È l’ennesima forma di land grabbing, l’accaparramento di terre esploso del 1.000% dalla crisi del 2008. Investitori stranieri acquistano in massa i terreni per scopi speculativi o per produrre biocarburanti. I piccoli produttori vengono espulsi e il suolo si trasforma in un asset finanziario che genera valore per i mercati globali e sottrae sovranità alimentare a chi lo abita.

Le possibili soluzioni per arginare la speculazione finanziaria sul cibo

Oltre ad analizzare il fenomeno, il report propone anche soluzioni concrete. Per esempio l’introduzione di position limits, tetti massimi alle scommesse che un singolo operatore può fare su un prodotto, e dell’obbligo di consegna del bene fisico per chi acquista derivati. Sul fronte della trasparenza, scrivono i ricercatori, serve regolamentare i mercati over the counter (Otc) che oggi sono zone d’ombra prive di controlli, e introdurre tasse sulle transazioni finanziarie per frenare la speculazione selvaggia sul cibo.

Come spiega Andrea Baranes, tra gli autori, «i derivati sono nati come strumenti assicurativi, ma oggi sono utilizzati, nella stragrande maggioranza dei casi, per pure scommesse. Compro un derivato sul grano anche se non lo coltivo, lo acquisto o lo trasformo, ma unicamente per speculare sul suo prezzo futuro. Perché non limitarne l’uso a chi ha un reale interesse nelle materie prime coperte dal derivato stesso? Parliamo di una proposta di buon senso, persino ovvia per qualsiasi altro strumento assicurativo. Non posso assicurare l’automobile del mio vicino di casa, sperando poi di guadagnarci se qualcuno la ruba. Tale limite non esiste però per i derivati sulle materie prime».

La vera sfida è però sistemica: occorre un cambio di paradigma che sposti l’asse dall’agricoltura industriale verso sistemi agroecologici locali, garantendo autosufficienza e resilienza climatica. Per farlo è necessario liberare le economie dei Paesi più poveri dalla dipendenza tossica dall’export attraverso una ristrutturazione del debito globale. «Sono diverse le misure che si potrebbero mettere in campo», conclude Baranes. «Sappiamo cosa andrebbe fatto. Le difficoltà maggiori non sono di natura tecnica, quanto nella volontà politica».

(Rita Cantalino su Valori.it del 03/08/20226)

14 AGOSTO 2026

Perché i viaggiatori sono attratti dai supermercati dei Paesi che visitano

· di Redazione

Dai panini all'uovo di Tokyo ai reparti di latticini greci, le corsie dei supermercati stanno diventando una delle esperienze di viaggio più rivelatrici e amate.

Sono le 10:00 in un 7-Eleven di Tokyo e mi trovo spalla a spalla con una dozzina di turisti, tutti con in mano cestini pieni delle stesse cose: soffici panini con maionese all'uovo, panini al curry katsu, Kit Kat al matcha e lattine calde di caffè Boss prese dagli scaffali riscaldati. Dietro di me, qualcuno fotografa il proprio bottino prima ancora di arrivare alla cassa. Ogni pochi secondi, il familiare suono del minimarket annuncia un nuovo arrivo. Nessuno è qui perché ha finito il dentifricio. Siamo tutti, apertamente, a fare acquisti per l'esperienza.

È un rituale di viaggio che mi ritrovo a ripetere in giro per il mondo. Una volta ho passato una parte spropositata di un pomeriggio afoso a Barcellona a districarmi tra gli affollati corridoi di un Mercadona sotterraneo, alla ricerca di barattoli di crema al pistacchio. In un caotico Trader Joe's di Miami, ho completamente saltato il reparto alimentari e ho comprato sei barattoli di condimento "Everything But the Bagel", per poi rifare la valigia intorno a quelli prima di tornare a casa in aereo.

Quella che inizialmente era una necessità per le vacanze si è gradualmente trasformata in una delle mie parti preferite del viaggio, attesa con impazienza e sempre più spesso integrata nell'itinerario anziché essere inserita a forza. A quanto pare, non sono la sola. Il Trends Report 2026 di Hilton ha rilevato che il 77% dei viaggiatori apprezza la visita ai supermercati all'estero, mentre Condé Nast Traveller ha recentemente indicato il turismo alimentare come una delle principali tendenze di viaggio del 2026.

Non tutti possiamo permetterci una cena in un ristorante stellato Michelin o un tour gastronomico privato, ma quasi chiunque può spendere 10 euro per riempire un cestino con snack locali, bevande insolite e ingredienti mai visti prima.

Anche il settore se n'è accorto. All'inizio di quest'anno, K-Supermarket, una delle più grandi catene di supermercati finlandesi, è diventata la prima catena al mondo a inserire ufficialmente i suoi punti vendita nell'elenco delle attrazioni turistiche su Tripadvisor . Tra questi, un negozio di Helsinki costruito attorno ad alveari sul tetto che producono il proprio miele e un altro rinomato per la sua selezione di birre artigianali; ogni filiale è gestita in modo indipendente e adattata alla comunità locale.

Perché i supermercati hanno un'atmosfera diversa all'estero

Lontano dai soliti percorsi turistici, entrare in un negozio di alimentari locale rimane un modo sorprendentemente autentico di viaggiare. Nulla sugli scaffali è stato selezionato per i turisti o timbrato con il sigillo di approvazione di un ente del turismo. In un'epoca di musei con ingresso a orario fisso e luoghi virali per le foto, vagare tra le corsie di un negozio di alimentari di quartiere dà una sensazione meravigliosamente spontanea.

I monumenti rivelano come un paese ricorda il suo passato, ma un supermercato mostra come vive oggi. Si scopre in fretta cosa mangiano le persone a colazione, se i pannolini vengono tenuti dietro il bancone e quante varietà di pesce in scatola un paese considera ragionevoli. La persona in coda accanto a te non è lì per fare turismo. Sta semplicemente comprando la cena. Per qualche minuto, turisti e residenti condividono lo stesso spazio, seguendo esattamente le stesse abitudini.

C'è una spiegazione scientifica del perché quegli snack dei minimarket sembrino così buoni. Quando chiedo al professor Charles Spence, psicologo sperimentale di Oxford, perché il cibo dei supermercati sembri assumere un'aura quasi mitica all'estero, lui indica quella che definisce una versione "leggermente meno glamour" del paradosso del rosé provenzale, il fenomeno psicologico per cui un vino assaggiato durante le vacanze estive non è mai altrettanto buono quando viene riaperto a casa in una fredda e piovosa notte d'inverno. Nel corridoio del supermercato, il contesto è tutto.

Molti di noi hanno vissuto un'esperienza simile. Un gusto di patatine Lay's mai visto prima, gustato su un balcone soleggiato in vacanza, perde in qualche modo un po' della sua magia una volta aperto a casa. Secondo Spence, le scoperte al supermercato funzionano più o meno allo stesso modo. Quel panino con uova e maionese di Tokyo o un pacchetto di patatine acquistato all'estero non vengono giudicati solo per il sapore; l'atmosfera e l'ambiente diventano parte integrante dell'esperienza di degustazione.

Non serve un budget elevato per partecipare. Magari non tutti possiamo permetterci una cena in un ristorante stellato Michelin o un tour gastronomico privato, ma quasi chiunque può spendere 10 euro per riempire un cestino con snack locali, bevande insolite e ingredienti mai visti prima. A differenza di un museo o di una visita guidata, un supermercato non ci offre un'esperienza preconfezionata. La creiamo noi stessi.

Il fascino di fare shopping come un abitante del posto

Kate Nightingale, psicologa dei consumatori e fondatrice di Humanising Brands, ritiene che la tendenza dei supermercati rifletta un cambiamento più ampio nelle esigenze dei viaggiatori. Sempre più spesso, afferma, cerchiamo esperienze autentiche, partecipative e accessibili. Piuttosto che limitarci a osservare una destinazione, vogliamo sentirci parte di essa.

Un supermercato straniero offre proprio questo. La sua disposizione e le sue routine sono quasi universalmente conosciute. Sappiamo come prendere un carrello, curiosare tra le corsie e metterci in fila. Come spiega Nightingale, "la familiarità libera il nostro cervello, permettendoci di essere più esplorativi e di notare tutto ciò che è diverso, invece di preoccuparci di come orientarci nello spazio". Lo paragona all'istinto che permette a un bambino di correre con sicurezza ad esplorare un parco giochi non appena sa che un genitore è nelle vicinanze.

A casa, i supermercati sono solitamente luoghi in cui entrare e uscire il più velocemente possibile. All'estero, invece, tendono ad attirarci. Ci soffermiamo su frutti che non abbiamo mai visto prima, cerchiamo di capire i prodotti dai loro colori e dalle immagini, o ci rendiamo conto di aver passato diversi minuti a fissare scaffali interamente dedicati alle alghe. La spesa settimanale diventa qualcosa che osserviamo con attenzione, anziché un semplice atto da compiere.

Esiste però un punto in cui il turismo nei supermercati inizia a autodistruggersi. A Kawaguchiko, in Giappone, un minimarket Lawson è stato talmente preso d'assalto dai visitatori che fotografavano il tetto con il Monte Fuji sullo sfondo che le autorità hanno dovuto schierare guardie di sicurezza, barriere e squadre di controllo della folla per gestire il caos, arrivando persino a erigere un enorme schermo nero per bloccare la vista. L'ironia è evidente: un supermercato funziona come spaccato di vita normale solo perché nessuno si mette in scena per i clienti. Quando i turisti superano in numero gli abitanti del luogo, smette di essere un negozio ordinario.

Naturalmente, niente di tutto ciò mi è passato per la mente quel pomeriggio in cui mi trovavo davanti al banco frigo di un supermercato ad Atene, a guardare file di vaschette bianche con etichette completamente indecifrabili. Le giravo una a una, cercando una sola parola che riconoscessi, quando una donna allungò la mano oltre la mia spalla e ne afferrò una senza rallentare il carrello. Ho comprato la stessa vaschetta. Rimane lo yogurt più buono che abbia mai mangiato.

(Dayna Camilleri-Clarke su BBC del 13/08/2026)

13 AGOSTO 2026

Disinformazione sanitaria online: colpire il modello economico, non solo i falsi miti

· di Redazione

La disinformazione in campo medico non prospera per caso: è un affare redditizio, alimentato da pubblicità, vendita di prodotti alternativi e contenuti virali che generano clic e guadagni. È questa la tesi centrale di un articolo di opinione pubblicato da STAT News, che prende le mosse da un caso emblematico: la diffusione capillare di false notizie sulle statine, i farmaci per abbassare il colesterolo tra i più studiati e prescritti al mondo.

Secondo gli autori, smontare le bugie mediche una per una — il cosiddetto fact-checking — non è sufficiente. Le smentite raggiungono un pubblico limitato, mentre i contenuti fuorvianti continuano a circolare perché chi li produce ci guadagna: attraverso inserzioni pubblicitarie, affiliazioni a integratori e rimedi alternativi, o semplicemente grazie all'engagement che le notizie allarmistiche generano sulle piattaforme digitali.

Il caso delle statine è particolarmente illustrativo. Sui social media, questi farmaci vengono spesso dipinti come pericolosi o inutili, con post che amplificano gli effetti collaterali e minimizzano i benefici documentati. Come segnalato anche dalla rivista American Journal of Preventive Cardiology, chi smette di assumere le statine sulla base di queste informazioni false si espone a un rischio concreto di infarto o ictus invalidante. Eppure i contenuti anti-statine continuano a moltiplicarsi, perché dietro molti di essi c'è qualcuno che vende integratori o prodotti "naturali" alternativi.

La proposta degli autori è netta: per contrastare davvero la disinformazione sanitaria occorre intervenire sulle sue fonti di finanziamento. Ciò significa misure regolatorie strutturali — rivolte alle piattaforme, agli inserzionisti, ai venditori di prodotti pseudoscientifici — capaci di rendere economicamente non conveniente la produzione e la diffusione di false informazioni mediche. Senza toccare il modello di business che la sostiene, ogni correzione rimarrà un rimedio parziale e inefficace.

13 AGOSTO 2026

Half Earth: la proposta di Edward O. Wilson per salvare la biodiversità

· di Gian Luigi Corinto

Di fronte alla crisi climatica e all’estinzione di massa delle specie, la comunità scientifica cerca soluzioni (radicali?). Tra queste spicca la teoria del Half-Earth (Metà Terra), formulata dal biologo americano Edward O. Wilson (1929–2021), padre della biogeografia insulare. Nel suo libro Half-Earth: Our Planet’s Fight for Life (2016), Wilson sostiene che destinare almeno il 50% della superficie terrestre e marina a riserve naturali interconnesse sia la soglia minima per garantire la conservazione della biodiversità globale e la stabilità degli ecosistemi.

La proposta si basa su un principio ecologico fondamentale misurabile, ovvero la relazione tra superficie di un’area e numero di specie ospitate. Secondo Wilson, se un habitat si riduce, il numero di specie che può sostenere diminuisce approssimativamente con la radice “quarta” (doppia radice quadrata) dell’area. Di conseguenza, preservare il 50% del territorio originale permette di salvaguardare circa l’80% delle specie viventi. Superata questa soglia, la biosfera entrerebbe in una “zona di sicurezza”, riducendo il rischio di collassi ecologici irreversibili.

Il progetto Half-Earth non è solo un’idea teorica, ma ha un piano operativo. La E.O. Wilson Biodiversity Foundation ha sviluppato strumenti digitali, come mappe ad alta risoluzione (1 km) della ricchezza e rarità delle specie, per aiutare i decisori politici a identificare le aree prioritarie da proteggere. L’obiettivo finale resta il 50%, ma viene riconosciuto un traguardo intermedio del 30% entro il 2030, in linea con le strategie dell’Unione europea e le raccomandazioni dell’IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura).

La visione di Wilson ha ispirato movimenti globali come Nature Needs Half e ha contribuito all’approvazione, nel 2024, della Motion 101 dell’IUCN, che chiede la protezione del 50% di terre e mari. Diversi critici sottolineano i possibili conflitti con le comunità indigene e locali, ma i sostenitori replicano che la proposta può essere attuata in modo inclusivo, integrando aree protette con forme di uso sostenibile del territorio.

In un’epoca di antropizzazione crescente, la sfida del Half-Earth invita a ripensare il rapporto tra umanità e natura. Non si tratta di escludere l’uomo dalla Terra, ma di riconoscere che la nostra sopravvivenza dipende dalla capacità di lasciare spazio alla vita selvatica. Insomma, dice Wilson, proteggere metà del pianeta è l’unico modo per salvare il nostro futuro.

Se Wilson ha ragione, l’idea di piantare tre alberi in una piazza cittadina è solo estetica funzionale a una propaganda politica maligna.

13 AGOSTO 2026

I leader dell'intelligenza artificiale sostengono che significa meno lavoro, ma i loro dipendenti sono impiegati fino a 90 ore a settimana

· di Redazione

Ormai da anni, i dirigenti delle aziende che investono centinaia di miliardi di dollari all'anno nello sviluppo di vari strumenti di intelligenza artificiale insistono sul fatto che, in definitiva, questa tecnologia permetterà alle persone di dedicare meno tempo al lavoro.

Quattro anni fa, un direttore tecnico di Google affermò che l'intelligenza artificiale avrebbe permesso di ridurre la settimana lavorativa a quattro giorni entro il 2025 .

All'inizio di quest'anno, e appena un anno dopo la previsione di quel direttore tecnico, OpenAI ha raccolto la sfida, per così dire. Ha formalmente esortato le aziende a iniziare a sperimentare una settimana lavorativa di quattro giorni (senza variazioni di stipendio), sostenendo che l'intelligenza artificiale sarà presto in grado di velocizzare così tanto il lavoro umano che il mondo aziendale dovrebbe prepararsi.

Tuttavia, un ex dipendente tecnico di OpenAI che ha lasciato l'azienda l'anno scorso ha dichiarato alla BBC che l'azienda non ha mai effettivamente sperimentato la settimana lavorativa di quattro giorni che aveva suggerito agli altri di provare durante il loro periodo di lavoro lì.

La persona ha invece descritto una cultura lavorativa spesso estenuante, caratterizzata da frequenti "riunioni di crisi", lavoro nei fine settimana e valutazioni delle prestazioni "spietatissime" che potevano portare al licenziamento improvviso di alcuni colleghi.

"Ci vai il sabato o la domenica giusto per aggiornarti o per assicurarti che non ci siano guasti", ha detto la persona.

Anche altre aziende hanno promosso l'idea che l'intelligenza artificiale ridurrà effettivamente il numero di ore lavorative necessarie, nel bene o nel male.

Anthropic si è vantata del fatto che il suo popolare strumento di programmazione e chatbot Claude sia in grado di lavorare in autonomia per sette ore senza interruzioni , praticamente un'intera giornata lavorativa aziendale. Mark Zuckerberg di Meta ha affermato che la sua azienda si trova a metà dell'anno, quando "l'intelligenza artificiale inizia a cambiare radicalmente il nostro modo di lavorare" e che tali strumenti consentono a un numero di dipendenti molto inferiore di fare di più di quanto avrebbero mai potuto fare prima.

Mentre Meta ha licenziato un dipendente su dieci , l'amministratore delegato di Anthropic, Dario Amodei, ha avvertito che, con l'inevitabile aumento della produttività degli strumenti di intelligenza artificiale, si potrebbero verificare perdite di posti di lavoro ancora più consistenti.

Nonostante queste affermazioni, i lavoratori di queste stesse aziende tecnologiche, che non solo sviluppano ma utilizzano anche gli strumenti di intelligenza artificiale che presumibilmente svolgeranno almeno una parte del lavoro umano, affermano di lavorare molto più delle tipiche 40 ore settimanali di cinque giorni.

'Sprint'

I lavoratori del settore tecnologico statunitense sono generalmente ben retribuiti e, sebbene anche altri settori come la finanza, la giurisprudenza e la medicina vedano spesso persone lavorare per molte ore, una giornata lavorativa di 14 ore non è sempre stata la norma nel settore tecnologico. Per anni, il lavoro d'ufficio tradizionale, dalle 9 alle 17, era la norma.

L'ex dipendente di OpenAI ha dichiarato di aver lavorato almeno 70 ore a settimana, molte di più rispetto ai precedenti impieghi nel settore tecnologico. Ora lavora presso una startup anch'essa focalizzata sull'intelligenza artificiale e afferma che il suo equilibrio tra vita privata e professionale è migliorato, con un orario di lavoro di circa 50-60 ore settimanali, "esclusi gli sprint".

Il termine "sprint" si riferisce a un periodo, comune nelle aziende tecnologiche, in cui le persone lavorano per molte ore nelle settimane che precedono il rilascio di una nuova funzionalità o di un nuovo prodotto.

Tuttavia, all'interno delle aziende che si occupano di intelligenza artificiale e delle grandi aziende tecnologiche impegnate a fondo in progetti di IA, questi sprint possono essere estremi.

Presso OpenAI e Anthropic, ad esempio, gli sprint possono protrarsi per diverse settimane e superare le 90 ore di lavoro in un periodo di sette giorni, secondo quanto riferito da alcuni dipendenti del settore tecnologico intervistati dalla BBC per questo articolo.

Nessuna delle due aziende ha risposto alle richieste di commento della BBC.

Essere "arruolati"

In Meta, i dipendenti hanno affermato di essere stati improvvisamente assegnati quest'anno a team che si occupavano di progetti di intelligenza artificiale, considerati urgenti. Secondo un dipendente attuale e un ex dipendente, la situazione è stata definita "una sorta di reclutamento", poiché non è stata data loro la possibilità di scegliere.

"Ti trasferiscono semplicemente da un reparto all'altro", ha detto l'ex dipendente. "Non puoi dire di no, o se lo fai, devi licenziarti."

Hanno affermato che, sebbene Meta avesse recentemente iniziato ad abbandonare quell'approccio intransigente del tipo "prendere o lasciare", a quel punto molti lavoratori erano già stati costretti a svolgere quel tipo di lavoro.

Gli orari di lavoro in questi team di Meta sono spesso lunghi, con il personale che lavora fino a notte fonda, nei fine settimana, e si sente "reperibile" anche al di fuori dell'orario di lavoro, stando alle descrizioni fornite da dipendenti attuali ed ex dipendenti.

Negli Stati Uniti non ci sono limiti al numero di ore che una persona di età superiore ai 16 anni può lavorare. Nel Regno Unito e in Europa, ad esempio, le leggi limitano la settimana lavorativa a 48 ore, straordinari inclusi.

I dipendenti hanno aggiunto che i progetti di intelligenza artificiale attualmente in corso presso Meta includono la creazione di uno strumento di IA utilizzabile per l'ingegneria del software e altri tipi di lavoro, nonché la costruzione di un'infrastruttura per modelli di IA in grado di misurare il successo di un modello di IA nella replicazione di vari compiti.

"In pratica, si lavora in team cercando di replicare il lavoro degli esseri umani", ha affermato l'ex dipendente.

Quel lavoro, ha aggiunto la persona, sembra "infinito".

Un portavoce di Meta ha rifiutato di commentare.

Anche i lavoratori del settore tecnologico che non sono direttamente coinvolti nello sviluppo di strumenti di intelligenza artificiale si trovano a dover affrontare orari di lavoro più lunghi a causa di questa tecnologia.

Amin Shali, ex dipendente di Google, ha lasciato l'azienda a maggio a causa degli effetti negativi che, a suo dire, l'intelligenza artificiale stava avendo sul suo lavoro, come ad esempio la necessità di lavorare spesso fino a notte fonda a causa di guasti alle funzioni di ingegneria interne. Questo fenomeno si stava intensificando da quando Google ha destinato risorse cruciali come unità di elaborazione e memoria ai progetti di intelligenza artificiale.

Un portavoce di Google si è rifiutato di commentare.

Da quando ha lasciato Google, Shali ha dichiarato alla BBC che il suo sonno e la sua salute generale sono migliorati. Ha affermato di aver capito che la forte dipendenza dagli strumenti di intelligenza artificiale nelle grandi aziende tecnologiche "crea una cultura negativa con una pressione eccessiva sugli ingegneri".

Risparmio di tempo "risucchiato"

Alcune nuove ricerche suggeriscono che gli strumenti di intelligenza artificiale stiano rendendo il carico di lavoro delle persone ancora più gravoso.

Uno studio condotto dall'Università della California a Berkeley ha seguito centinaia di dipendenti di un'azienda tecnologica statunitense per otto mesi, osservandone l'utilizzo dell'intelligenza artificiale. È emerso che i dipendenti "lavoravano a un ritmo più veloce, si assumevano una gamma più ampia di compiti e prolungavano l'orario di lavoro per un maggior numero di ore al giorno".

Neil Thompson, studioso di innovazione al MIT, ha affermato che persino nelle aziende tecnologiche all'avanguardia nello sviluppo dell'IA, è improbabile che ai dipendenti venga semplicemente chiesto di implementare gli strumenti che dovrebbero svolgere parte del loro lavoro e di passare ad altro.

"Si crea una situazione in cui, anche se ci fossero dei risparmi di tempo reali, questi verrebbero assorbiti dalle modifiche, dalla loro implementazione e dalla necessità di verificarne il corretto funzionamento", ha affermato Thompson.

La ricerca dell'UC Berkeley ha rilevato che il carico di lavoro dei dipendenti del settore tecnologico è aumentato in parte a causa della necessità di controllare costantemente l'output degli strumenti di intelligenza artificiale.

In una situazione in cui un dipendente ha semplificato i processi per gli strumenti di intelligenza artificiale, le persone tendono anche a riempire il tempo risparmiato con altro lavoro, ha aggiunto Thompson, sia perché lo desiderano, sia perché sentono di doverlo fare per dimostrare il proprio valore al datore di lavoro.

"La gente presume che il 20% di lavoro in meno significhi settimane lavorative di quattro giorni", ha detto Thompson. "Ma emergono nuove opportunità di lavoro."

Come ha osservato Shali: "L'intelligenza artificiale dovrebbe fare così tanto per noi ormai, quindi molte più persone dovrebbero almeno godere di una salute migliore e di un sonno migliore."

Sembra invece che sia vero il contrario.

(Kali Hays su BBC del 10/08/2026)

13 AGOSTO 2026

Perché gli umani usano un tono di voce infantile quando parlano con gli animali domestici?

· di Redazione

Stai camminando in un parco. I bambini giocano, le persone portano a spasso i cani, e poi senti qualcuno: "Chi è il mio piccolo tesoro?". Ti giri aspettandoti di vedere una carrozzina. Ma c'è qualcuno seduto accanto a un cane, che parla con lo stesso tono di voce che userebbe con un neonato.

Non è una tua impressione. Il modo in cui parliamo ai neonati è molto simile al modo in cui parliamo ai nostri animali domestici, e la ricerca lo conferma .

Allora perché lo facciamo? E agli animali domestici importa davvero?

Le caratteristiche utili del linguaggio infantile

Quando parliamo di animali domestici o neonati, alziamo naturalmente la voce e la rendiamo più cantilenante. È l'equivalente vocale di agitare le braccia per attirare l'attenzione di qualcuno.

Gli esseri umani tendono naturalmente ad adottare un tono di voce più caloroso ed espressivo quando parlano con qualcuno che potrebbe non comprenderli appieno. Questo cattura l'attenzione e trasmette cordialità.

Con i neonati, l'evoluzione sembra aver aggiunto un ulteriore livello: il linguaggio infantile favorisce anche l'apprendimento linguistico , rendendo i suoni del parlato più facili da ascoltare e comprendere.

Con gli animali domestici, questo elemento educativo si attenua. Il linguaggio degli animali riguarda principalmente la connessione, il nostro modo di dire: "Ti sto prestando attenzione, sei al sicuro con me e stiamo interagendo".

Il linguaggio infantile e quello animale non sono esattamente la stessa cosa

Quando i ricercatori rimuovono le parole ma lasciano intatta la melodia del parlato, le melodie del linguaggio infantile e del linguaggio con gli animali domestici vengono valutate come più amichevoli e affettuose rispetto al modo in cui ci rivolgiamo agli adulti.

Tuttavia, ci sono alcune differenze tra il modo di parlare con gli animali domestici e quello con i neonati. Uno studio del 2024 ha confrontato il calore della voce delle donne quando parlavano al loro bambino rispetto a quando parlavano al loro cane. Alcune donne avevano solo un bambino, altre solo un cane e altre ancora entrambi.

Per le donne che avevano solo un bambino o un cane, il tono della voce era ugualmente affettuoso, sia che si rivolgessero a un neonato che a un cane. La situazione cambiava però per le donne che avevano entrambi: le voci rivolte ai loro bambini erano più calde rispetto a quelle usate per parlare ai loro animali domestici. Quando si rivolgevano ai cani, il tono diventava leggermente meno caloroso rispetto a quello delle donne che avevano solo un cane e nessun bambino.

Questo suggerisce che il linguaggio utilizzato con gli animali domestici sia più flessibile di quello usato con i neonati. Mentre il linguaggio infantile rimane sempre lo stesso, il calore che le persone esprimono con la voce verso gli animali domestici sembra variare in base alle altre esigenze di attenzione.

L'importanza dell'insegnamento

Il linguaggio rivolto ai neonati e quello rivolto agli animali domestici differiscono anche per un altro aspetto fondamentale. Quando parliamo ai neonati, stiamo anche insegnando loro qualcosa. I genitori, infatti, tendono spesso ad esagerare i suoni vocalici quando parlano ai bambini: ad esempio, pronunciando la parola "pecora" con un suono "ee" più chiaro e pronunciato.

Questa tecnica, chiamata iperarticolazione , rende i suoni del linguaggio più facili da distinguere per i neonati. È interessante notare che i bambini i cui genitori la utilizzano più spesso tendono a sviluppare un vocabolario più ampio . Quindi, il modo in cui parliamo ai neonati contribuisce a costruire le basi per le loro capacità linguistiche.

Quando i ricercatori hanno cercato iper-articolazione nel linguaggio rivolto agli animali domestici, non ne hanno trovata quasi nessuna. Cani e gatti ricevono la melodia acuta e vivace e il calore emotivo, ma non una pronuncia più chiara .

I ricercatori hanno scoperto uno schema interessante osservando come le persone si rivolgono ai pappagalli, noti per la loro capacità di imitare il linguaggio umano. In questo studio, le persone si rivolgevano ai cani con un tono di voce caldo, usavano un linguaggio leggermente più chiaro con i pappagalli e riservavano la pronuncia più chiara ai neonati. È quasi come se i cani ricevessero affetto, i pappagalli un piccolo aiuto con il linguaggio e i neonati un pacchetto educativo completo.

Parlare con gli animali domestici è utile per loro?

Uno studio del 2017 ha rivelato che i cuccioli preferivano le registrazioni di discorsi rivolti ad animali domestici rispetto ai discorsi normali degli adulti. Questi cuccioli felici si avvicinavano più velocemente a chi parlava e prestavano attenzione più a lungo. I cani adulti mostravano una preferenza simile, ma leggermente inferiore.

L'utilizzo di un linguaggio specifico per animali domestici può anche aiutarci a comunicare meglio con i cani. In uno studio , i cani hanno cercato più a lungo il cibo nascosto quando un gesto di indicazione era accompagnato da una voce acuta anziché da un tono piatto.

Anche altre persone sembrano apprezzare il modo in cui i veterinari parlano ai loro animali. Un sondaggio del 2026 ha rilevato che oltre tre quarti dei proprietari di animali domestici ricordavano che il loro veterinario si era rivolto ai loro animali in modo amichevole durante una recente visita. La maggior parte dei proprietari ha apprezzato questo gesto, ritenendolo una dimostrazione di sincera attenzione da parte del veterinario nei confronti del loro animale.

E non sono solo i cani a reagire positivamente al "pet talk". Uno studio del 2021 ha dimostrato che i cavalli , quando vengono apostrofati con questo tipo di linguaggio affettuoso, prestano maggiore attenzione al loro conduttore e sono più abili a seguire i gesti umani per trovare il cibo nascosto.

La prossima volta che sentite qualcuno dire al proprio cane che è "il cane migliore del mondo", sappiate che sta attivando un antico sistema di comunicazione concepito per esprimere affetto, attenzione e legami sociali. I neonati, semplicemente, ne ricevono una versione migliorata, che non solo dice "Mi importa di te", ma contribuisce anche allo sviluppo del linguaggio.

(Antonia Goetz - Ricercatrice in Studi sull'infanzia, Università di Western Sydney -, Zhen (Jenny) Zeng - Ricercatore post-dottorato in Neuroscienze cognitive dello sviluppo presso la Western Sydney University - su The Conversation del 11/08/2026)

13 AGOSTO 2026

Salute. La newsletter settimanale di Aduc. 13/08/2026

· di Redazione

Sommario/Editoriale

La ricerca scientifica smonta i miti sul proibizionismo delle droghe, mentre le istituzioni continuano a ignorarla: dalle carceri sovraffollate al fallimento del modello punitivo americano, emergono i costi reali di politiche antiquate. Nel frattempo il clima impone nuove urgenze, dai prezzi degli alimenti alla salute pubblica, mentre i consumi dei cittadini si orientano verso tecnologia e servizi digitali. ADUC continua a monitorare dove istituzioni e poteri operano contro gli interessi concreti di chi consuma.

In questo numero

ARTICOLI

Guerra alla droga: i miti duri a morire smontati dalla ricerca

Sistema carceri oltremanica. Andy Burnham e la scimmia sulla schiena del populismo penale

I cani possono distinguere tra paura e tristezza negli esseri umani

Eclissi. Due minuti dentro il respiro del Sole

Avvertenze. La newsletter settimanale generalista di Aduc - 12/08/2026

Climateflation: il clima spinge i prezzi degli alimenti verso l'alto

L'attacco ucraino al gigante russo della grande distribuzione Wildberries coinvolge nella guerra consumatori e rivenditori

15 Agosto. Negozi aperti e scioperi ideologici

Droghe. La newsletter settimanale di Aduc. 11/08/2026

RSA e case di riposo: i fondi privati ci vedono un affare

Il prezzo del proibizionismo sulle droghe. Settimana da 4 a 10 Agosto 2026

Osservatorio disservizi da 4 a 10 Agosto 2026. L’Italia che non funziona. Pubblica amministrazione in vetta

Legittimo il divieto di detenzione animali previsto dal regolamento condominiale contrattuale

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LETTERE

Retta RSA e demenza grave: chi paga la quota alberghiera?

Ricovero in RSA e contributo SSN: quando si può contestare la valutazione UVM

Casa di riposo: rimborso retta e cauzione dopo decesso dell'ospite


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NOTIZIE
19 AGOSTO 2026

ITALIAITALIA. Nuove linee guida contro la pubblicità mascherata del gioco d'azzardo. AGCOM

L'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha approvato in via definitiva le nuove regole che disciplinano le campagne di comunicazione sul cosiddetto gioco responsabile, promosse dai concessionari pubblici del settore scommesse e giochi online. Con la delibera n. 200/26/CONS del 29 luglio 2026, rende pubblico l'Atto integrativo delle linee guida contro i disturbi da gioco d'azzardo (DGA), un provvedimento arrivato al termine di una lunga consultazione pubblica avviata il 7 aprile scorso.

Il principio di fondo, come sottolineato dallo stesso Garante, è chiaro: non basta etichettare una comunicazione come "gioco responsabile" per sottrarla al divieto di pubblicità di giochi e scommesse con vincite in denaro, introdotto nel 2018 dal cosiddetto Decreto Dignità. L'obiettivo dichiarato dall'Autorità è impedire che le campagne di sensibilizzazione si trasformino, anche indirettamente, in pubblicità mascherata dei prodotti di gioco.

Al confronto pubblico che ha portato alla stesura definitiva del testo hanno partecipato associazioni dei consumatori, operatori del settore, editori, soggetti della filiera pubblicitaria e istituzioni, con oltre trenta contributi scritti e più di venti audizioni raccolte dall'Autorità.

Le nuove regole toccano diversi aspetti pratici delle campagne. Sul fronte dei contenuti, viene vietato l'uso del linguaggio tipico del marketing di gioco: sono quindi esclusi riferimenti a vincite, bonus, jackpot e quote, così come qualsiasi invito diretto o indiretto a giocare. Vietato anche mostrare immagini o schermate di piattaforme di gioco, link o QR code che rimandino a siti degli operatori. Le comunicazioni devono invece indirizzare verso canali istituzionali di supporto, come numeri verdi e strumenti di autoesclusione o di limitazione della spesa e del tempo di gioco.

Particolare attenzione viene dedicata all'uso di loghi e marchi dei concessionari, che restano ammessi ma con vincoli stringenti: la loro presenza deve avere una mera funzione di "firma" dell'iniziativa, senza assumere caratteristiche promozionali, e va collocata in posizione non prominente, tipicamente nella parte inferiore dello schermo o della comunicazione.

Anche il coinvolgimento di testimonial, influencer e personaggi dello sport e dello spettacolo viene sottoposto a un vincolo di funzionalità: la loro presenza deve essere legata esclusivamente alla finalità sociale della campagna, per evitare che figure di forte richiamo mediatico contribuiscano a normalizzare il gioco d'azzardo o a renderlo più attraente, specialmente per i soggetti più vulnerabili.

Sul piano dei formati di comunicazione, l'Autorità scoraggia l'utilizzo di contenuti troppo brevi o superficiali - come billboard, short video e formati pubblicitari a comparsa rapida - ritenuti inadeguati a veicolare in modo efficace un messaggio di prevenzione, privilegiando invece formati che permettano una reale comprensione dei rischi legati al disturbo da gioco d'azzardo.

Le campagne dovranno inoltre evitare contesti sensibili, come quelli frequentati da minorenni.

Le linee guida assumono particolare rilievo per i concessionari del gioco online, tenuti dal decreto legislativo di riordino del settore a destinare ogni anno alle campagne di comunicazione responsabile una quota pari allo 0,2% dei propri ricavi netti, fino a un massimo di un milione di euro. L'Autorità ha inoltre previsto strumenti di monitoraggio per valutare nel tempo l'efficacia delle campagne, con la possibilità di modificare le procedure in base ai risultati che emergeranno.

Non sono mancate le voci critiche. Maurizio Fiasco, già presidente dell'associazione Alea, che da anni si occupa di prevenzione del gioco d'azzardo patologico, ha giudicato il provvedimento un passo insufficiente, sostenendo che le nuove norme non tutelino in modo adeguato la salute di famiglie e consumatori.

19 AGOSTO 2026

ITALIAITALIA. Gli scioperi nei servizi pubblici previsti a settembre

Settembre si preannuncia ancora un mese caldo, almeno sul fronte degli scioperi. E il settore più interessato, con impatti a ricaduta sugli utenti, sarà quello dei trasporti, dalle ferrovie agli aerei passando per i mezzi pubblici. Le date da segnare, in particolare, sono quelle a cavallo tra il 7 e l'8 settembre per chi deve prendere il treno, il 30 settembre per chi dovrà volare, mentre il Tpl sarà protagonista di una lunga lista di proteste sparse un po' in tutta Italia, con una particolare concentrazione nella giornata del 15. E in tutto questo, da tenere a mente c'è anche la data dello sciopero generale nazionale di 24 ore proclamato da Csle con l'adesione di Fi-si, per l'intera giornata del 26 settembre, con possibili disagi in tutti i settori, dalla scuola alla sanità, dai trasporti ai benzinai al pubblico impiego.

Treni, lo stop in due date

Andiamo con ordine. Chi deve prendere il treno, dovrà fare i conti con lo sciopero nazionale di 24 ore, tra il 7 e l'8 settembre, in particolare dalle ore 21.18 del 7 alle ore 21.17 dell'8, quando a incrociare le braccia sarà il personale di macchina e di bordo di Gruppo Fs, Mercitalia Rail, Trenitalia e Trenitalia Tper Scarl aderente alla mobilitazione proclamata da Assemblea Nazionale Pdm/pdb; nella stessa giornata, gli scioperi proclamati da Sgb e Cub trasporti e da Cat coinvolgeranno anche il trasporto merci e, in generale, le aziende che svolgono attività ferroviaria.

Sciopero che rischia di avere una 'coda' con possibili ulteriori disagi a causa dello sciopero di 24 ore in 'casa' Rfi, tra il 10 e l'11 settembre, che coinvolgerà il personale della manutenzione, amministrativo e di ingegneria di Rfi Doit ut Sud a Verona (dalle ore 21 del 10 alle ore 20.59 dell'11/9), proclamato da Orsa Ferrovie e Slm Fast. Dal pomeriggio del 10 a quello dell'11 settembre c'è anche lo sciopero nazionale dei lavoratori di Captrain Italia, ovvero del trasporto merci su rotaia, proclamato da Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti.

Aerei, tre date e possibili disagi

La giornata no del trasporto aereo sarà invece quella del 30 settembre con lo sciopero nazionale di Techno Sky (la società di Enav responsabile della gestione e della manutenzione hardwaree software dell’intera gamma di impianti e sistemi utilizzati per l’erogazione dei servizi di assistenza al volo) dalle ore 13.00 alle 17.00, e lo sciopero nazionale Enav, nella stessa fascia oraria. Entrambi proclamati da Uiltrasporti.

Qualche disagio potrà crearlo anche lo sciopero del 13 settembre proclamato da Usb Lavoro privato che, dalle ore 11 alle 15, coinvolgerà il personale di Toscana Aeroporti, Gh Toscana e Consulta negli scali di Pisa e Firenze. Nella stessa giornata del 13 settembre, sciopereranno gli istituti di vigilanza di diversi scali: Roma Fiumicino, Varese e Torino. Per rimanere in tema di trasporto aereo, da segnalare ancora, l'11 settembre, lo sciopero nazionale di Poste Air Cargo dalle ore 00.00 alle ore 04.00, proclamato da Filt Cgil, Anpac, Anp, Fit Cisl, Uiltrasporti.

Trasporto locale, il lungo calendario degli stop

Capitolo Tpl. Sul fronte del trasporto pubblico locale, diverse le date da segnalare. Si inizia il 4 settembre con lo sciopero di Atm a Genova che interesserà il servizio urbano ed extraurbano dalle ore 9.30 alle 17 (Cub trasporti). Il 5 settembre tocca a Venezia: lo stop di 4 ore, dalle ore 16 alle 20, dei lavoratori di Atvo è stato proclamato unitariamente da Filt Cgil, Fit Cisl, Uilt Uil e Faisa Cisal. Il 7 settembre la protesta arriva a Vicenza (Cub trasporti), per l'intera giornata nel rispetto delle fasce di garanzia; il 10 settembre sarà la volta di Trento (dalle ore 11.00 alle ore 15.00) e Foggia (dalle ore 8.30 alle ore12.30 e dalle ore 15.30 alle ore 19.30). Il 14 settembre si fermerà il trasporto pubblico a Bergamo (Arriva Italia), la protesta indetta da Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Faisa Cisal si svolgerà dalle ore 8.30 alle ore 12.30.

Giornata nera del Tpl, il 15 settembre. In quella stessa data la protesta interesserà Firenze Autolinee Toscana (da inizio servizio alle ore 4.15, dalle 8.14 alle 12.30 e dalle 14.29 a fine servizio); Ravenna (Start Romagna) dalle ore 8.30 alle ore 12.00; Napoli (Anm) dalle ore 12.45 alle ore 16.45 del personale area ferro; Prato (Autolinee Toscane) da inizio servizio alle ore 4.15, dalle 8.14 alle 12.30 e dalle 14.29 a fine servizio; di nuovo Venezia (Atvo) per l'intera giornata e Pisa (Autolinee Toscane) dalle ore 17.30 alle ore 21.30. Il 22 settembre la protesta di settore riguarderà invece l'Umbria (Busitalia Sita Nord), con fasce garantite a Perugia e Spoleto dalle 6.00 alle 9.00 e dalle 12.00 alle 15.00, a Terni dalle 6.30 alle 9.30 e dalle 12.30 alle 15.30, e per i servizi ferroviari dalle 5.45 alle 8.45 e dalle 11.45 alle ore 14.45.

Le altre mobilitazioni

Chiuso il capitolo trasporti, tra le altre mobilitazioni da segnalare nel mese di settembre, quella del 12 con lo sciopero nazionale dei Vigili del Fuoco proclamato da Uil Fp, con la seguente articolazione: personale operativo turnista in servizio nelle sedi aeroportuali, dalle ore 15.00 alle ore 18.00; personale operativo turnista, intero turno di lavoro, personale operativo e tecnico - amministrativo a servizio giornaliero, intera giornata lavorativa. Dal 23 al 29 settembre ci sarà infine lo sciopero nazionale delle Unioni Camere Penali Italiane.

(AdnKronos)

19 AGOSTO 2026

ITALIAITALIA. Incendi boschivi: 1070 dall'inizio dell'anno

Dall’inizio del 2026 a fine luglio, nella Penisola, i grandi incendi boschivi sono stati 1070. «La superficie percorsa dal fuoco ammonta a circa 74 chilometri quadrati» fa sapere l’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, e «un’estensione paragonabile a quella dell’intera provincia di Lodi». Soprattutto nel Mezzogiorno e nelle Isole: Sicilia (510 km²), Calabria (78 km²) e Puglia (48 km²) rappresentano i contesti geografici più colpiti, contribuendo complessivamente al 73% della superficie fino ad ora percorsa dal fuoco a livello nazionale. Senza contare le fiamme che hanno avvolto le aree agricole e i campi.

18 AGOSTO 2026

ITALIAITALIA. Genitori anziani: segnali di pericolo in casa e contributi per la retta RSA

Riconoscere il momento in cui la casa di un genitore anziano smette di essere un ambiente sicuro non è mai semplice per i familiari. Come riporta My-Personaltrainer, esistono però alcuni campanelli d'allarme concreti da tenere sotto osservazione: cadute frequenti o quasi-incidenti, crescente difficoltà nella cura personale quotidiana, dimenticanze che possono diventare pericolose (come fornelli lasciati accesi o farmaci assunti in modo scorretto) e un progressivo isolamento sociale che spesso accompagna il declino dell'autonomia.

Il percorso che porta a una decisione così delicata dovrebbe sempre partire da una valutazione clinica accurata. Il primo passo consigliato è la visita del medico di medicina generale, che valuta lo stato di salute generale della persona anziana e indirizza verso i servizi territoriali competenti. Solo dopo questa valutazione è possibile capire di quale tipo di assistenza abbia realmente bisogno l'anziano: assistenza domiciliare, supporto di una badante, oppure inserimento in una struttura residenziale.

Quando la permanenza in casa non è più sostenibile né sicura, tra le opzioni disponibili ci sono le Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA) o le case di riposo, pensate per anziani con un livello elevato di non autosufficienza che necessitano di assistenza continuativa e, spesso, di supporto sanitario strutturato. Esistono inoltre nuclei specializzati per le demenze, reparti dedicati a persone con Alzheimer o altre forme di demenza, con personale specificamente formato su questi disturbi.

Uno degli aspetti più critici per le famiglie riguarda i costi. Le rette delle RSA possono essere significativamente diverse a seconda che la struttura sia pubblica, privata convenzionata con il Servizio Sanitario Nazionale o totalmente privata. Nel caso di strutture convenzionate, la spesa viene suddivisa tra una quota sanitaria a carico del Servizio Sanitario Nazionale e una quota sociale o "alberghiera" che può essere in parte coperta da contributi pubblici.

Per accedere alle agevolazioni economiche è necessario innanzitutto presentare l'ISEE socio-sanitario dell'anziano, lo strumento che serve a stabilire se il paziente abbia diritto a un contributo e in quale percentuale l'ente pubblico debba farsi carico della retta rispetto al paziente stesso. La domanda va presentata al Servizio Sociale del Comune di residenza, che valuta la situazione economica e sanitaria della persona e, se previsto, indirizza anche verso eventuali fondi regionali o dell'ASL destinati a sostenere le famiglie in difficoltà.

Chi non rientra nei criteri per ottenere i contributi rischia di dover sostenere per intero il costo della retta, spesso non sostenibile per il bilancio familiare. Questo crea una disparità concreta: chi dispone di maggiori risorse economiche riesce ad accedere più facilmente a strutture di qualità, mentre chi ha meno mezzi tende a rimandare la scelta o a orientarsi verso soluzioni più precarie, con possibili ricadute negative sulla salute e sulla sicurezza dell'anziano.

Prima di scegliere una struttura, viene consigliato di visitare di persona più RSA o case di riposo, osservando pulizia, clima relazionale e modalità di gestione degli ospiti, chiedendo informazioni chiare su rette e servizi inclusi, e leggendo con attenzione la Carta dei Servizi per verificare diritti, standard di assistenza e possibilità di reclamo. È inoltre utile informarsi presso il Comune, l'ASL o il medico di base sulle agevolazioni disponibili, su eventuali contributi economici e sulle impegnative di residenzialità necessarie per l'ingresso in struttura.

Va infine ricordato che, secondo diverse pronunce della giurisprudenza italiana, in presenza di specifiche condizioni sanitarie - come nel caso di pazienti affetti da Alzheimer o da altre gravi patologie non autosufficienti - la retta può essere interamente a carico del Servizio Sanitario Nazionale, senza che il Comune possa rivalersi sui familiari per la quota sociale.

18 AGOSTO 2026

USAUSA. IA più brava dei medici: uno studio JAMA contro l'obbligo di supervisione umana

Un articolo pubblicato sulla rivista JAMA rilancia un tema destinato a far discutere: in alcuni ambiti della diagnostica medica, i sistemi di intelligenza artificiale hanno ormai superato le prestazioni dei medici umani, e imporre per legge la presenza di un supervisore umano ("human in the loop") potrebbe non solo essere inutile, ma addirittura peggiorare i risultati per i pazienti.

Il saggio, intitolato "Will Autonomous AI Exceed AI-Aided Physicians as the Best in Medical Care?" ed pubblicato il 14 agosto, è firmato dal bioeticista Ezekiel Emanuel, dal ricercatore Abe Baker-Butler e da Neal Khosla, amministratore delegato di Curai Health e figlio del noto venture capitalist Vinod Khosla. Gli autori si dichiarano in disaccordo con la posizione prevalente, sostenuta ad esempio dall'American College of Physicians, secondo cui l'intelligenza artificiale dovrebbe svolgere solo un ruolo di supporto nelle decisioni cliniche.

Come riporta Medical Economics, gli autori sostengono che i dati raccolti in medicina e in altri campi indicano che quando le prestazioni dell'IA da sola sono costantemente superiori a quelle dell'uomo da solo, l'IA da sola finisce per superare anche i sistemi ibridi uomo-macchina. In altre parole, avere un medico che controlla e corregge gli errori dell'intelligenza artificiale rischia paradossalmente di peggiorare, e non migliorare, il risultato finale rispetto a lasciare che sia l'IA a decidere in autonomia.

Gli autori paragonano l'evoluzione della medicina a quanto già accaduto negli scacchi: il supercomputer Deep Blue di IBM sconfisse il campione del mondo Garry Kasparov nel 1997, l'ultima vittoria di un umano non assistito contro un computer risale al 2005, e già nel 2017 l'intelligenza artificiale da sola aveva superato anche le migliori squadre miste uomo-macchina. Secondo il saggio, un percorso simile potrebbe ripetersi in alcuni settori della sanità.

Tra le evidenze citate dagli autori figura una ricerca su Articulate Medical Intelligence Explorer di Google, che sarebbe risultato "significativamente migliore" dei medici umani nel raccogliere i sintomi riferiti dai pazienti. Gli stessi autori, tuttavia, non nascondono i limiti di queste conclusioni: gran parte delle prove disponibili proviene da scenari di esame simulati e non da reali contesti clinici, mentre attuali vincoli di responsabilità legale, normativi e di rimborso limitano fortemente la possibilità di testare l'IA in autonomia in ambienti clinici reali. Gli stessi autori segnalano inoltre che restano irrisolti alcuni ostacoli legati a responsabilità, rimborsi e regolamentazione che, al momento, non permettono comunque a un'IA di somministrare cure senza alcun coinvolgimento umano.

Non manca chi invita alla cautela: un piccolo numero di studi pubblicati dal 2024 in avanti ha mostrato casi in cui i medici, da soli, hanno eguagliato o superato l'intelligenza artificiale, ad esempio nella diagnosi della fibrillazione atriale parossistica o in presenza di quadri clinici atipici. Resta inoltre da capire se e come una legislazione possa mai autorizzare "medici" completamente autonomi basati su IA.

Il dibattito si inserisce in un confronto più ampio nella comunità medica statunitense.

L'American Medical Association e l'American College of Physicians ribadiscono che l'intelligenza artificiale deve mantenere un ruolo di supporto, per garantire il massimo beneficio e il minimo danno ai pazienti. Di segno diverso la posizione di Robert Wachter, tra le voci più autorevoli sul tema negli Stati Uniti, secondo cui in futuro i medici assistiti dall'IA resteranno l'eccellenza della medicina, mentre ai pazienti di fascia "economica" toccherà una assistenza affidata solo all'intelligenza artificiale.

Gli autori del saggio JAMA concludono che medici, pazienti e responsabili delle politiche sanitarie devono iniziare fin da ora a riflettere su come utilizzare al meglio l'intelligenza artificiale in ambito clinico, invitando i regolatori a basare le proprie scelte sull'evidenza delle reali performance dei sistemi di IA, piuttosto che su un principio precauzionale generico che imponga sempre e comunque un controllo umano.

18 AGOSTO 2026

U.E.U.E.. Consultazione su tabacco e nicotina spacca fautori e oppositori del vaping

Si è chiusa da pochi giorni la consultazione pubblica lanciata dalla Commissione Europea sul futuro della normativa comunitaria in materia di tabacco e nicotina, e il risultato fotografa una spaccatura sempre più netta tra due visioni opposte della salute pubblica. Come riporta Brussels Signal, da un lato ci sono le autorità sanitarie e le associazioni di controllo del tabagismo, che chiedono regole più severe ed equiparano di fatto i prodotti alternativi alle sigarette tradizionali; dall'altro l'industria e una parte del mondo scientifico, secondo cui sigarette elettroniche, tabacco riscaldato e nicotine pouches possono rappresentare uno strumento utile per chi vuole smettere di fumare.

La consultazione, che secondo quanto ricostruito da testate che seguono da vicino il dossier come London Globe era stata avviata il 22 maggio 2026 e si è chiusa venerdì 14 agosto, si inserisce nel processo di revisione della Direttiva sui prodotti del tabacco (TPD) e della Direttiva sulla pubblicità del tabacco (TAD), le due norme cardine che regolano il settore a livello europeo. Il materiale raccolto, comprensivo anche di una separata call for evidence lanciata il 18 maggio, dovrebbe confluire in una revisione del quadro legislativo prevista entro la fine del 2026.

Sul fronte della riduzione del danno si sono mosse decine di ricercatori ed esperti, che hanno chiesto alla Commissione di riconoscere l'esistenza di un continuum di rischio tra i diversi prodotti a base di nicotina, anziché trattarli tutti allo stesso modo delle sigarette combuste. Secondo quanto riferito, più di cento esperti internazionali, sostenuti da oltre 130 pubblicazioni scientifiche, hanno sollecitato l'esecutivo comunitario a tenere conto di questa distinzione nella stesura delle nuove regole.

Di segno opposto la posizione delle organizzazioni sanitarie e dei gruppi anti-tabacco, preoccupati soprattutto per la diffusione di questi prodotti tra i più giovani e per l'incertezza che ancora circonda gli effetti a lungo termine sulla salute. Le due anime del dibattito riflettono una divisione più ampia che negli ultimi mesi ha attraversato anche le istituzioni europee: da una parte chi ritiene che qualsiasi uso di nicotina vada scoraggiato a prescindere dal prodotto, dall'altra chi sostiene che la priorità debba essere la riduzione delle malattie legate al fumo, incoraggiando chi già fuma a spostarsi verso alternative meno dannose.

Anche tra gli Stati membri le posizioni non sono uniformi: paesi come Francia, Belgio e Paesi Bassi spingono per misure più restrittive, mentre altri, tra cui Italia e Grecia, mantengono un approccio più cauto. Il nodo del confronto riguarda anche la tassazione: proposte di inasprimento delle accise su sigarette elettroniche, tabacco riscaldato e nicotine pouches sono state criticate da economisti ed esperti di salute pubblica, secondo i quali un aumento troppo rapido dei prezzi rischierebbe di disincentivare il passaggio dei fumatori verso prodotti meno nocivi, oltre ad alimentare il mercato illegale.

Il confronto arriva in un momento cruciale per la politica sanitaria europea, con Bruxelles che punta a una generazione libera dal tabacco entro il 2040 nell'ambito del Piano europeo di lotta contro il cancro. Resta da vedere quale peso avranno, nella stesura definitiva delle nuove regole, le migliaia di contributi raccolti durante la consultazione e come la Commissione deciderà di bilanciare le istanze della prevenzione con quelle, altrettanto pressanti, della riduzione del danno.

18 AGOSTO 2026

MONDOMONDO. Prodotti contengono sostanze chimiche non dichiarate: scatta l'allarme

Alcuni scienziati hanno testato prodotti venduti dalle principali catene di negozi statunitensi e il 98% conteneva sostanze chimiche non dichiarate. Lo studio, pubblicato su Environment & Health, suggerisce che purtroppo non possiamo fidarci nemmeno delle etichette che i produttori stampano sui loro prodotti in vendita.

La ricerca ha esaminato 113 prodotti appartenenti a 12 categorie differenti legate alla cura personale e alla pulizia tra cui anche detersivi per il bucato, creme solari, lozioni per bambini, shampoo, deodoranti e dentifricio. Questi prodotti, come spiega la relazione pubblicata, non sono stati nominati, ma sappiamo che si trovavano in vendita presso Amazon, Walmart, Target e Dollar Tree.

Jenna Hua, scienziata ambientale del Million Marker Research Institute negli Stati Uniti, ha affermato: “Abbiamo trovato sostanze chimiche nocive non dichiarate in prodotti che si dichiaravano privi di tali sostanze. Questo significa che si può leggere attentamente l’elenco degli ingredienti, scegliere prodotti ‘puliti’ e comunque ritrovarsi esposti proprio alle sostanze chimiche che si cercava di evitare“.

L’etichetta non può proteggerti se non indica cosa c’è realmente nella bottiglia.

Le persone devono sapere quali sostanze chimiche sono contenute nei prodotti

Le persone non dovrebbero aver bisogno di un laboratorio di chimica per sapere cosa portano in casa o cosa si applicano sulla pelle“, ha dichiarato Hua. “La prossima generazione di sistemi di sicurezza dei prodotti deve guardare oltre l’etichetta e testare ciò che è effettivamente presente“. Tutti devono avere il diritto di sapere con chiarezza quali sostanze chimiche sono contenute nei prodotti che acquistano.

I ricercatori hanno precisato: “Per alcune categorie di sostanze chimiche, come fragranze o estratti botanici, le aziende non sono legalmente obbligate a divulgare tutte le sostanze chimiche presenti nel prodotto. Nel caso delle ‘fragranze’, molte sostanze chimiche possono essere incluse in questo termine e non vengono divulgate a causa del ‘segreto commerciale’… Nel caso dei prodotti botanici, i prodotti vegetali possono contenere centinaia di singole sostanze chimiche che, sebbene possano essere ‘di origine naturale’, possono comunque essere dannose e dovrebbero essere dichiarate“.

Cosa chiedono gli esperti che hanno condotto questo studio? “I test dovrebbero essere eseguiti sul prodotto finito e confezionato, e metodi migliorati per tracciare le fonti di contaminazione lungo le catene di approvvigionamento potrebbero contribuire a chiarire l’origine dei composti non dichiarati rilevati nei prodotti di consumo”.

(PuntoInformatico.it)

18 AGOSTO 2026

ITALIAITALIA. In arrivo El Niño: gli scienziati dicono che cambierà l'autunno

Gli scienziati hanno annunciato che è in arrivo un potente El Niño che cambierà letteralmente il prossimo autunno in Italia. Questo evento climatico, unico nel suo genere, si sta intensificando portando i ricercatori a dichiarare con “probabilità superiore al 90%” un “evento molto forte durante l’autunno 2026-2027 nell’emisfero settentrionale”.

Sono le previsioni ufficiali Enso del Cpc a confermare quello che tutti speravano non accadesse. “Nel complesso, il sistema accoppiato oceano-atmosfera ha evidenziato un rafforzamento di El Niño“, hanno dichiarato i ricercatori. Le conseguenze sono un innalzamento della temperatura media del nostro pianeta e quindi stagioni sempre più calde. Inoltre, si parla di anticicloni subtropicali robusti e duraturi favoriti proprio da questo fenomeno.

Come riportato da Rai News, El Niño continuerà a rafforzarsi fino alla fine dell’anno. “Durante la stagione ottobre-dicembre 2026, c’è una probabilità del 69% di un evento storico che supererebbe l’intensità dei precedenti eventi El Niño risalenti al 1950 (+2,5 °C)“, si legge nell’articolo pubblicato recentemente.

Le conseguenze di un potente El Niño in autunno

Le conseguenze nel caso si verificasse un potente El Niño in autunno sul nostro paese potrebbero essere drammatiche per l’ambiente, le coltivazioni e l’uomo. L’Organizzazione Mondiale della Sanità parla di caldo estremo, siccità, inondazioni, incendi e tempeste. Inoltre, gli esperti parlano anche di conseguenze dirette sulla salute della popolazione.

Le temperature oceaniche estreme, note come ondate di calore marine (MHW), possono avere un impatto drammatico sulla salute generale degli ecosistemi marini in tutto il mondo, modificando la distribuzione regionale delle specie marine, alterando la produttività primaria e aumentando il rischio di interazioni negative tra uomo e fauna selvatica.

Dillon Amaya, climatologo della NOAA, ha dichiarato: “Ci aspettiamo che El Niño si intensifichi durante l’estate e l’autunno, e quindi le temperature dell’acqua aumenteranno ulteriormente: dobbiamo iniziare a prepararci. Le ultime previsioni (della NOAA, NdR) indicano lo sviluppo di diverse ondate di calore marine man mano che El Niño si intensifica, con temperature dannose che potrebbero interessare quasi la metà degli oceani del pianeta entro la fine del 2026“.

(PuntoInformatico.it)

18 AGOSTO 2026

CONGOCONGO. L'epidemia di Ebola si sta diffondendo rapidamente. 2300 morti ad ora

L'epidemia di Ebola in Congo, che si sta diffondendo rapidamente, ha già causato oltre 2.300 morti , diventando l'epidemia più letale mai registrata nella nazione centrafricana.

L'epidemia che si sta diffondendo in una delle regioni più vulnerabili del Congo è la più rapida mai registrata, con 4.945 casi e 2.325 decessi, secondo i dati governativi diffusi nella notte tra lunedì e domenica.

Si tratta della diciassettesima ondata epidemica in Congo , con un bilancio delle vittime che ha superato quello dell'epidemia del 2018-2020, quando si registrarono 2.299 decessi su 3.481 casi.

Gli ultimi dati mostrano 101 nuovi casi e 33 decessi segnalati nelle ultime 24 ore. Oltre 1.000 persone sono guarite, mentre 730 rimangono ricoverate in ospedale o in isolamento.

L'epidemia ha infettato e ucciso più persone e con una velocità maggiore di qualsiasi altra epidemia nella storia. L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha affermato che è sulla buona strada per superare l'epidemia di Ebola del 2014-16 in Africa occidentale, la più letale mai registrata con oltre 11.000 morti.

Trish Newport, coordinatrice delle emergenze di Medici Senza Frontiere, nota con l'acronimo francese MSF, ha affermato che il limitato coinvolgimento della comunità nell'epidemia rimane una sfida fondamentale.

"La comunità deve essere consapevole dell'epidemia", ha dichiarato all'Associated Press, aggiungendo che le persone "devono essere coinvolte nella risposta e devono conoscere i segni e i sintomi e cosa fare se si ammalano. E questo non sta accadendo in ogni singolo luogo in cui ci sono casi di Ebola".

A partire dal primo caso confermato, l'epidemia ha raggiunto quota 2.000 morti quasi tre volte più velocemente rispetto all'epidemia del 2014-16.

Secondo Newport, alcune famiglie hanno perso fino a 15 parenti nell'epicentro del disastro, la provincia di Ituri.

"Dobbiamo intensificare rapidamente le nostre attività per poter prevenire ulteriori decessi e per evitare che altre famiglie e comunità vengano colpite", ha aggiunto.

Non esistono vaccini o trattamenti approvati per il raro virus Bundibugyo, responsabile dell'attuale epidemia che sta colpendo sei province della parte orientale del Congo. Sono in corso sperimentazioni cliniche nella provincia di Ituri.

La maggior parte dei nuovi casi e dei decessi viene segnalata al di fuori delle persone monitorate. Le difficoltà che le squadre mediche impegnate nella lotta all'epidemia devono affrontare includono anche gli scioperi di alcuni operatori sanitari non retribuiti , le minacce di gruppi ribelli, la rabbia di comunità a lungo traumatizzate, le cattive condizioni delle strade che rendono difficile raggiungere tutti i territori colpiti e la disinformazione che nega l'esistenza dell'Ebola.

Nel fine settimana, l'OMS ha avvertito che l'epidemia si sta ancora diffondendo a un "ritmo eccezionale", rendendo difficili gli sforzi per monitorarla, e ha rilevato che la settimana precedente ha raggiunto un record settimanale di 579 casi e 304 decessi.

"È in corso un sostanziale potenziamento delle attività di risposta per anticipare lo scoppio dell'epidemia", ha dichiarato l'agenzia sanitaria delle Nazioni Unite.

Gli esperti ritengono che il virus si stesse diffondendo nella città mineraria di Mongbwalu già a febbraio, mesi prima che le autorità dichiarassero l'epidemia il 15 maggio.

Venerdì, il responsabile degli affari umanitari delle Nazioni Unite, Tom Fletcher, ha annunciato lo stanziamento di ulteriori 30,5 milioni di dollari e l'invio di altri 20 dipendenti per supportare la risposta in prima linea.

"Questo è un campanello d'allarme", ha detto Fletcher. "Abbiamo bisogno di velocità, portata e solidarietà prima che questo virus ci sfugga ulteriormente di mano."

(Associated Press)

18 AGOSTO 2026

ITALIAITALIA. La lotta allo spopolamento dei piccoli centri

La lotta allo spopolamento dei piccoli centri della Penisola parte con supporti economici: dagli incentivi per i nuovi residenti, ai bonus bebé, continuando con il supporto a chi apre nuove attività o compra la prima casa, per finire con il rimborso Irpef per chi dall’estero prende la residenza nel territorio regionale. Programmi che puntano a invertire la tendenza che vede i piccoli Comuni, soprattutto quelli con meno di 5 mila abitanti, spopolarsi progressivamente. La Sardegna ha messo in campo 56 milioni di euro per sostenere gli under 40 che trasferiscono la residenza e avviano un’attività economica sull’isola. Il Trentino Alto Adige ha stanziato 10 milioni di euro per il recupero del patrimonio edilizio.

17 AGOSTO 2026

ITALIAITALIA. Caldo estremo: all'Italia costa 22 miliardi, quanto una manovra finanziaria

Le ondate di calore dell'estate 2026 presentano all'Italia un conto salatissimo: circa 22 miliardi di euro di perdite economiche, una cifra paragonabile all'importo di un'intera legge di Bilancio. Lo certifica uno studio di Triodos Bank, istituto di credito olandese specializzato nel finanziamento di progetti sostenibili, come riporta nelcuore.org.

A livello europeo il quadro è altrettanto preoccupante: il caldo estremo, gli incendi boschivi e la siccità potrebbero ridurre di circa l'1% il PIL dell'Unione europea, traducendosi in perdite complessive di circa 180 miliardi di euro. Un impatto tale da azzerare di fatto la crescita economica prevista per il 2026, stimata dalla Commissione europea intorno all'1,1%.

L'Italia risulta tra i Paesi più esposti, seconda soltanto alla Francia. Il principale canale attraverso cui si trasmette il danno è il crollo della produttività del lavoro: superata la soglia dei 30 gradi, la resa per ora lavorata cala sensibilmente, con effetti più marcati nei settori che operano all'aperto o in ambienti fisicamente impegnativi. Secondo un'analisi di Allianz citata nello studio, si stima una perdita di circa il 3% della produzione per ogni grado oltre i 30°C mantenuto per più giorni consecutivi.

Non solo produttività: l'agricoltura italiana paga un conto pesante. Coldiretti stima che i danni della stagione rovente abbiano già superato i 3 miliardi di euro, considerando anche grandine e incendi. La siccità, che ha interessato circa il 60% del territorio nazionale, ha colpito duramente raccolti e allevamenti: in alcune zone alpine la produzione di latte è crollata da 7-8 quintali al giorno a soli 2-3, con ricadute dirette sulla filiera dei formaggi.

A gravare sui bilanci di famiglie e imprese contribuisce anche la bolletta energetica: la domanda di elettricità per il raffrescamento tocca picchi record proprio quando la produzione idroelettrica è in difficoltà per la scarsità d'acqua, facendo salire i prezzi all'ingrosso. Triodos segnala inoltre come le interruzioni alla circolazione stradale, ferroviaria e delle vie navigabili interne aggravino ulteriormente il quadro complessivo dei danni.

Gli analisti mettono in guardia da quello che definiscono un circolo vizioso: il danno climatico rallenta l'economia, e la risposta politica tende spesso ad allentare le normative ambientali in nome della crescita, accelerando così le emissioni e rendendo ogni successiva ondata di calore ancora più costosa.

16 AGOSTO 2026

ITALIAITALIA. Arriva la polizza sanitaria integrativa per docenti e personale scolastico

In autunno arriva la polizza sanitaria integrativa per docenti e personale scolastico. I soggetti coinvolti sono oltre 1,2 milioni tra prof, personale Ata ed educativo, dipendenti del Ministero dell’istruzione e del merito. L’adesione sarà automatica ma volontaria, aperta anche al personale a tempo determinato con incarico annuale o fino al termine delle attività didattiche. Le prestazioni coperte dalla polizza andranno dai grandi interventi ai parti, dalle cure odontoiatriche ai pacchetti cardiovascolari di base e di prevenzione oncologica.

16 AGOSTO 2026

ITALIAITALIA. Il debito pubblico italiano vola

Il debito pubblico italiano vola, apparentemente senza freni, ma incontra sempre di più l’interesse degli investitori internazionali: è il messaggio in chiaroscuro che traspare dal rapporto «Finanza pubblica: fabbisogno e debito» appena diffuso dalla Banca d’Italia. Nel mese di giugno il debito riferibile alla nostra Pa è ulteriormente lievitato di 26,2 miliardi per attestarsi così a 3.207,2 miliardi, segnando così un nuovo record assoluto.
Ma una quota in costante aumento di tale ammontare - il 35,9% a fine maggio, secondo i dati più recenti a disposizione- prende la via dell’estero ed è detenuta presso soggetti non residenti: un’indicazione che, se non altro, testimonia la capacità che l’Italia conserva di attirare investitori sul mercato e di alleviare quindi l’onere determinato dalla gestione delle finanze.

15 AGOSTO 2026

ITALIAITALIA. RSA Verona: oltre 1.800 anziani in lista d'attesa, rette insostenibili

È allarme nelle Residenze Sanitarie Assistenziali della provincia di Verona: secondo quanto riporta Verona News, sono oltre 1.800 gli anziani in attesa di un'impegnativa di residenzialità sul territorio veronese. A denunciare la situazione è lo Spi Cgil Verona, che condivide la lettura dell'assessore al Bilancio del Comune di Verona, Michele Bertucco: quella in corso è una vera e propria "tempesta perfetta" che investe enti locali, famiglie e strutture.

Sul fronte economico, il quadro è pesante: senza la quota sanitaria regionale, le famiglie possono trovarsi a pagare rette superiori ai 3.000 euro al mese, una cifra largamente incompatibile con l'importo medio delle pensioni.

Il segretario generale dello Spi Cgil Verona, Adriano Filice, non usa mezzi termini: «In assenza delle riforme necessarie al settore, l'attuale crisi della non autosufficienza ha un solo sbocco inevitabile: il collasso delle RSA sotto il peso delle sentenze della Cassazione che sollevano le famiglie da alcuni costi giustamente attribuiti al pubblico; oppure il collasso dei Comuni, chiamati in causa indirettamente a fronte della latitanza di risposte da parte delle aziende sanitarie. O di entrambi».

Lo Spi Cgil identifica alcune priorità urgenti. A livello nazionale chiede maggiori risorse per la riforma della non autosufficienza e una definizione chiara dei livelli essenziali delle prestazioni sociali. Alla Regione Veneto chiede invece di aumentare il numero e il valore delle impegnative di residenzialità, di superare la quota di 52 euro giornalieri attualmente indicata dal sindacato, e di approvare la riforma delle Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficenza (Ipab). «Serve pragmatismo e responsabilità — conclude Filice —. Governo e Regione devono uscire dall'attesa e definire con chiarezza chi paga e cosa, perché solo così si tutelano gli anziani e si dà certezza ai Comuni e alle strutture».

14 AGOSTO 2026

CANADACANADA. Dopo legalizzazione, donne più propense ad usare cannabis e non antidepressivi

Secondo i ricercatori canadesi affiliati a diverse istituzioni sanitarie e accademiche, le donne sono più propense a dichiarare di aver sostituito o integrato l'uso di antidepressivi prescritti con prodotti a base di cannabis legale dopo la legalizzazione rispetto a prima.

I ricercatori hanno condotto uno studio esaminando i tassi di consumo segnalati sia prima che il Canada adottasse una legge nazionale per la legalizzazione della cannabis per uso ricreativo nel 2018, sia dopo l'approvazione e l'attuazione di tale legge storica. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Substance Use and Addiction Journal .

"Nonostante il graduale cambiamento nelle politiche e nella percezione pubblica riguardo all'uso di cannabis, esistono poche prove sull'uso combinato di cannabis e antidepressivi, nonché sull'uso comparativo di queste sostanze nelle tre distinte fasi di legalizzazione della cannabis. Abbiamo esaminato i modelli di utilizzo di cannabis e/o antidepressivi nel tempo e abbiamo esplorato le potenziali differenze di genere nelle diverse fasi di legalizzazione", hanno scritto i ricercatori a proposito dell'oggetto della loro ricerca.

Il team di ricercatori ha utilizzato i dati relativi al periodo compreso tra il 2013 e il 2023 provenienti dallo studio Monitor del Centre for Addiction and Mental Health (CAMH), rilevando che "l'uso esclusivo di cannabis è aumentato dal 7,2% al 14,9%, e l'uso combinato di cannabis e antidepressivi è aumentato dall'1,3% al 5,5% tra il periodo precedente e quello successivo alla legalizzazione della cannabis".

Hanno stabilito che l'uso di cannabis al posto degli antidepressivi prescritti "era più diffuso tra le donne nel periodo successivo alla legalizzazione, rispetto al periodo precedente", ma che "in entrambi i sessi, il rischio relativo di utilizzare entrambe le sostanze era significativamente più elevato nel periodo successivo alla legalizzazione".

"Con la legalizzazione e la commercializzazione della cannabis, sembra aumentare la probabilità di utilizzarla al posto degli antidepressivi, soprattutto tra le donne. La crescente tendenza all'uso di entrambe le sostanze potrebbe avere significative implicazioni per la salute pubblica e la pratica clinica, a causa del potenziale rischio di interazioni farmacologiche dannose", hanno concluso i ricercatori.

Secondo le stime dei ricercatori internazionali , fino al cinque percento degli adulti in tutto il mondo soffre di depressione. Le donne hanno maggiori probabilità di ricevere una diagnosi di depressione rispetto agli uomini, e la diagnosi può arrivare a qualsiasi età. Se tu o qualcuno che conosci soffre di depressione, è molto importante parlarne con il proprio medico.

(ICBC del 10/08/2026)

14 AGOSTO 2026

COREA DEL SUDCOREA DEL SUD. Ultima estate legale per la carne di cane, divieto in vigore dal 2027

La terza e ultima giornata del boknal 2026 — il tradizionale periodo considerato il più caldo dell'estate coreana — ha avuto quest'anno un sapore di addio. Come riporta The Straits Times, è stata l'ultima ricorrenza estiva prima che entri pienamente in vigore, nel febbraio 2027, il divieto nazionale di allevamento, macellazione e vendita di cani destinati al consumo alimentare.

Per decenni, i tre giorni di boknal erano tra i più affollati per i ristoranti specializzati in carne di cane, con i clienti che ricercavano cibi tradizionali considerati energizzanti per affrontare il caldo. Oggi lo scenario è profondamente cambiato. Al mercato di Moran, a Seongnam, vicino a Seul — un tempo uno dei principali snodi del commercio di carne di cane in tutto il paese — le viuzze tra i ristoranti erano sì frequentate, ma molti esercizi hanno già convertito la propria offerta al ragù di capra nera e ad altri piatti alternativi. I pochi clienti rimasti a ordinare la bosintang, la tradizionale zuppa di carne di cane, erano in larga parte anziani.

Kim Yong-book, presidente dell'associazione dei commercianti del mercato di Moran, che lavora in quella zona da oltre quarant'anni, descrive un'atmosfera ormai rarefatta: quello che era un vivace polo commerciale si è trasformato, a suo dire, in un luogo frequentato quasi esclusivamente da persone anziane.

Il divieto sancisce il punto d'arrivo di un lungo declino del consumo di carne di cane, trainato dalla crescente diffusione degli animali domestici e da un cambiamento profondo nell'opinione pubblica in materia di benessere animale. Il parlamento sudcoreano aveva approvato la legge nel gennaio 2024, con un voto di 208 favorevoli e nessun contrario, vietando allevamento, macellazione, distribuzione e vendita di cani per uso alimentare. La norma ha concesso un periodo transitorio di tre anni — pienamente operativo da febbraio 2027 — e prevede pene fino a tre anni di reclusione e multe per i trasgressori. Va precisato che il semplice consumo di carne di cane non sarà soggetto a sanzione penale: il divieto colpisce la filiera commerciale, non l'atto del mangiare in sé.

Le autorità hanno garantito sostegno agli allevatori, ai distributori e ai ristoratori colpiti dalla misura, che saranno tenuti a presentare un piano di dismissione delle proprie attività. Per il ristoratore Lee Kang-chun, ex presidente dell'associazione di categoria con trentasette anni di attività nel settore, il cambiamento suscita sentimenti contrastanti: ritiene giusto porre fine al consumo di carne di cane, tenuto conto dell'immagine internazionale della Corea del Sud e dell'evoluzione della sensibilità sociale, ma fatica a nascondere la tristezza quando parla dei suoi clienti — molti tra i settanta e i novant'anni — che percorrono lunghe distanze per consumare un pasto che credono restituisca le forze.

Secondo i dati del ministero dell'Agricoltura sudcoreano, nel 2022 erano attivi quasi 1.700 ristoranti specializzati e circa 1.150 allevamenti destinati alla produzione di carne di cane, numeri già in forte calo rispetto agli anni precedenti.

14 AGOSTO 2026

NORVEGIANORVEGIA. Norvegia: limite di età a 16 anni per i social media, il disegno di legge avanza

Il governo norvegese ha annunciato che procederà con il piano per vietare ai minori l'accesso ai social media, dopo aver ricevuto riscontri positivi sia dalla Commissione europea sia dall'Autorità di vigilanza dell'Associazione europea di libero scambio (ESA). Lo riferisce l'agenzia Cgtn.

Secondo la proposta, i minori potranno accedere alle piattaforme social a partire dal 1° gennaio dell'anno in cui compiono 16 anni. In pratica, l'accesso sarà consentito all'intero gruppo scolastico nello stesso momento, e i ragazzi avranno già almeno 15 anni compiuti quando potranno registrarsi.

La ministra per i Minori e le famiglie, Lene Vågslid, ha dichiarato che i riscontri ricevuti dalla Commissione europea e dall'ESA sono stati positivi e utili. La Norvegia intende applicare il limite di età nazionale nell'ambito del Digital Services Act (DSA) dell'Unione europea, in base al quale saranno le stesse piattaforme social a dover verificare l'età degli utenti al momento dell'accesso.

Il governo punta a presentare il disegno di legge al parlamento norvegese (Stortinget) entro la fine di quest'anno. La proposta si inserisce in un piano più ampio per migliorare l'ambiente digitale dei minori, che comprende raccomandazioni per ridurre il tempo trascorso davanti agli schermi e l'uso degli smartphone, un rafforzamento dei controlli sul marketing digitale rivolto ai bambini e la promozione di scuole libere da telefoni cellulari e smartwatch.

Va ricordato che la Norvegia non è membro dell'Unione europea, ma partecipa al mercato unico europeo attraverso lo Spazio economico europeo (SEE). Secondo le autorità di Oslo, né la direttiva europea sull'e-commerce né il DSA impediscono alla Norvegia di adottare un limite di età nazionale, a condizione che la normativa non imponga obblighi aggiuntivi ai fornitori di servizi social.

Il provvedimento fa seguito a una consultazione pubblica avviata nel 2025 che aveva registrato una risposta "straordinariamente ampia" da parte della cittadinanza. Il governo ha già in atto alcune misure complementari: linee guida nazionali sul tempo schermo e raccomandazioni per scuole senza cellulare sembrano aver già prodotto effetti positivi, con un calo nella quota di bambini norvegesi che possiede un telefono e usa i social media.

14 AGOSTO 2026

USAUSA. Indiana in prima linea nella ricerca medica sugli psichedelici

Come riporta Axios, l'Indiana si sta affermando come uno degli stati americani più attivi nella ricerca scientifica sull'uso terapeutico degli psichedelici, un campo che per decenni è rimasto ai margini della medicina ufficiale e che ora vive una nuova stagione di interesse istituzionale.

Al centro di questa svolta vi è il Fondo per la ricerca terapeutica sulla psilocibina, istituito nel 2024 e amministrato dalla Divisione per la Salute Mentale e le Dipendenze dell'Indiana. Il fondo eroga finanziamenti alle istituzioni di ricerca dello stato per studiare la psilocibina — il principio attivo dei cosiddetti "funghi magici" — come possibile trattamento per patologie mentali e altre condizioni mediche. Il parlamento statale ha stanziato 600.000 dollari dal fondo generale per il biennio 2026–27, una cifra che ha sorpreso molti osservatori considerando la tradizionale prudenza politica di uno stato a forte maggioranza repubblicana.

La legge istitutiva è stata promossa dal senatore repubblicano Ed Charbonneau, che ha tenuto a precisare come il provvedimento non intenda legalizzare alcuna sostanza attualmente vietata, ma semplicemente creare le condizioni affinché la ricerca clinica possa avanzare in modo rigoroso e regolamentato. Lo scopo dichiarato è sostenere finanziariamente le università e i centri medici dell'Indiana nello studio della psilocibina come terapia per la salute mentale, con una particolare attenzione a veterani e soccorritori.

Tra le istituzioni coinvolte figurano l'Indiana University e la Purdue University. La dottoressa Leslie Hulvershorn, direttrice del dipartimento di psichiatria della Scuola di Medicina dell'Indiana University, ha sottolineato come condurre questa ricerca localmente consenta di sviluppare brevetti e attrarre investimenti dall'industria farmaceutica. Realizzare una solida base di evidenze scientifiche, ha dichiarato, è fondamentale per ottenere l'approvazione regolatoria e garantire che la terapia assistita da psilocibina risulti efficace e sicura per un utilizzo clinico su larga scala.

La psilocibina è oggetto di studio come possibile trattamento per la depressione resistente alle terapie convenzionali, il disturbo post-traumatico da stress (PTSD), i disturbi da uso di sostanze e il dolore cronico. Studi condotti presso istituzioni come Johns Hopkins hanno evidenziato una riduzione duratura dei sintomi depressivi anche dopo un solo ciclo di trattamento. A livello federale, la FDA ha riconosciuto alla sostanza lo status di "terapia innovativa" (breakthrough therapy), aprendo di fatto la strada alla ricerca clinica regolamentata.

Il contesto politico attorno agli psichedelici si sta evolvendo rapidamente anche a livello nazionale. Nell'aprile 2026, il presidente Trump ha firmato un ordine esecutivo per accelerare la revisione degli psichedelici a fini medici, istruendo la FDA a concedere voucher di revisione prioritaria ad alcune aziende impegnate nello studio della psilocibina per la depressione maggiore e del metilon — analogo all'MDMA — per il PTSD. La sostanza rimane classificata come Schedule I a livello federale, ma la pressione scientifica e politica per una rivalutazione cresce di pari passo con i risultati dei trial clinici.

13 AGOSTO 2026

USAUSA. Il più grande "datacenter biologico" del mondo per superare i test sugli animali

Circa il 90% dei farmaci fallisce nelle sperimentazioni cliniche sull'uomo, anche dopo aver superato con successo i test sugli animali. Un fallimento che ha un costo enorme: centinaia di milioni di dollari e decenni di lavoro bruciati per ogni singolo medicinale che non arriva al traguardo. È proprio questo cortocircuito della ricerca farmaceutica che la startup statunitense Vivodyne punta a risolvere con quello che definisce il più grande "datacenter biologico umano" mai realizzato.

Come riporta Fast Company, la piattaforma di Vivodyne è composta da 12 laboratori robotizzati denominati "hive" (alveari), capaci di condurre sperimentazioni controllate su oltre 3,1 milioni di tessuti umani l'anno — una capacità stimata come doppia rispetto a quella di tutti i trial clinici condotti negli Stati Uniti messi insieme.

Il funzionamento si basa su un chip biologico di nuova generazione, il TissueDisk Series 2, una sorta di piastra su scala wafer che coltiva simultaneamente centinaia di tessuti umani vivi e funzionali, prodotta interamente sulla linea di produzione robotizzata dell'azienda. Il processo parte da cellule umane, spesso prelevate con un semplice prelievo del sangue: in laboratorio queste cellule crescono su chip biologici e si auto-organizzano in strutture viventi dotate di vasi sanguigni e cellule immunitarie, capaci di riprodurre alcune funzioni dell'organo di origine — che sia un fegato o un rene.

L'obiettivo dichiarato è permettere alle case farmaceutiche di vedere cosa fa un farmaco all'interno di tessuto umano vivo prima ancora che raggiunga un paziente, riducendo drasticamente le incertezze che oggi portano al fallimento delle sperimentazioni cliniche. Otto tra le maggiori aziende farmaceutiche al mondo hanno già pagato per accedere in anticipo alla piattaforma.

Il sistema non serve solo alla sperimentazione farmacologica tradizionale: Vivodyne intende usare i dati generati su larghissima scala per addestrare modelli di intelligenza artificiale capaci di comprendere la biologia umana in modo sistematico — quello che l'azienda chiama un "world model" della biologia umana. I datacenter biologici dell'azienda si trovano nella Bay Area di San Francisco e a Philadelphia.

13 AGOSTO 2026

AUSTRALIAAUSTRALIA. Meta chiude 756.000 account di under 16 sui social

Meta, proprietaria di Facebook e Instagram, ha reso noto di aver disattivato oltre 756.000 account in Australia sospettati di appartenere a utenti minorenni, nell'ambito degli obblighi imposti dalla legge australiana che vieta ai minori di 16 anni l'utilizzo dei social media. Come riporta Punto Informatico, il provvedimento interessa le piattaforme Facebook e Instagram e si inserisce in un contesto di crescente pressione regolatoria da parte delle autorità di Canberra.

Nel dettaglio, tra il periodo immediatamente precedente all'entrata in vigore della legge — il 10 dicembre 2025 — e la fine di giugno 2026, Meta ha disattivato 462.000 account Instagram e 294.000 account Facebook ritenuti intestati a under 16. Si tratta di un aumento significativo rispetto ai dati comunicati a gennaio, quando i profili rimossi erano 331.000 su Instagram e 173.000 su Facebook.

Per identificare gli account dei minorenni, Meta ha dichiarato di fare ricorso all'intelligenza artificiale, che analizza indizi contestuali presenti nei profili — come post di compleanno o riferimenti all'anno scolastico — per stimare l'età dell'utente. La rimozione degli account, secondo quanto affermato dall'azienda, è tuttora in corso e i numeri sono destinati a crescere ulteriormente.

Nonostante i numeri comunicati da Meta, la situazione sul campo rimane problematica. Né altre piattaforme hanno pubblicato dati di conformità paragonabili a quelli di Meta, né i risultati sembrano aver raggiunto gli obiettivi della legge: secondo dati del governo australiano e diversi studi indipendenti, nei primi tre mesi dall'entrata in vigore del divieto, più di otto minori su dieci risultavano ancora presenti sui social media — spesso attraverso account intestati a maggiorenni o profili falsi.

Il governo australiano ha accusato le piattaforme di ostacolare intenzionalmente l'applicazione del divieto. Per rafforzare il quadro sanzionatorio, è stata introdotta una norma che raddoppia le sanzioni massime per le violazioni sistematiche, portandole a 99 milioni di dollari australiani (circa 69,7 milioni di euro), conferendo all'autorità regolatoria poteri più ampi in materia di acquisizione documentale. L'autorità di regolamentazione di Internet australiana sta inoltre valutando azioni legali esecutive contro alcune piattaforme — tra cui alcune controllate da Meta — ritenute non sufficientemente conformi alla legge.

Per venerdì è prevista un'audizione parlamentare a Canberra, alla quale sono chiamati a rispondere i rappresentanti di Meta, TikTok, Google (YouTube) e Snapchat, insieme a funzionari del regolatore e del governo. Meta ha ribadito di voler rispettare la legge, pur avendola apertamente contestata insieme ad altre piattaforme. La società ha sottolineato di condividere l'obiettivo del governo australiano di garantire ai giovani esperienze online sicure e appropriate all'età.

13 AGOSTO 2026

ITALIAITALIA. Se la scuola tace, educano i social: il vuoto dell'educazione sessuo-affettiva

In Italia, quando la scuola non parla di sessualità e relazioni affettive, a farlo ci pensano i social media. È questo il punto di partenza della riflessione pubblicata da Scienzainrete, che affronta il tema dell'educazione sessuo-affettiva nelle scuole italiane evidenziando come l'assenza di percorsi strutturati lasci gli adolescenti soli di fronte a un'offerta di contenuti digitali spesso distorti, non verificati e potenzialmente dannosi.

Il quadro normativo è tutt'altro che incoraggiante. Dal 7 luglio 2026 è in vigore la legge 9 giugno 2026, n. 104, che introduce il consenso informato preventivo delle famiglie per tutte le attività extracurricolari su temi legati alla sfera sessuale nelle scuole secondarie, e vieta del tutto tali attività nelle scuole dell'infanzia e primarie. Le scuole sono inoltre tenute a inviare alle famiglie tutti i materiali didattici almeno sette giorni prima degli interventi. Secondo i critici, questa impostazione rischia di scoraggiare molti istituti — già alle prese con carenza di personale e risorse — dall'affrontare questi argomenti, per evitare oneri burocratici aggiuntivi o il timore di segnalazioni e ispezioni.

Il risultato pratico è un vuoto formativo che non rimane tale: se la scuola arretra, quel vuoto viene riempito dai social, dalla pornografia, dagli stereotipi e dalla violenza dei gruppi online. A differenza della scuola, questi "cattivi maestri" non mostrano i loro materiali in anticipo e non chiedono il consenso a nessuno. Meno della metà degli studenti italiani ha mai ricevuto una qualche forma di educazione sessuale scolastica, e spesso si è trattato di sporadici accenni biologici nelle ore di scienze, senza alcun approfondimento su consenso, affettività o relazioni interpersonali.

L'educazione sessuo-affettiva viene descritta come uno strumento fondamentale di prevenzione: non solo rispetto alle infezioni sessualmente trasmissibili — in aumento esponenziale tra i giovani dal 2021 secondo i dati dell'Istituto superiore di sanità — ma anche in relazione a fenomeni come il bullismo, la violenza di genere e l'uso distorto dei media digitali. Educare a riconoscere i propri confini, a comprendere il consenso e a costruire relazioni sane significa fornire agli adolescenti strumenti concreti per tutelarsi.

Il dibattito è aperto anche sul piano democratico: il 7 agosto 2026 è partita la raccolta di 500.000 firme per un referendum abrogativo della legge 104/2026, con scadenza il 30 settembre. Il quesito referendario chiede l'abrogazione integrale della norma. Sostenerne l'abrogazione, sottolineano i promotori, non significa essere contro le famiglie, ma chiedere un equilibrio diverso: informazione preventiva, competenza e trasparenza, senza trasformare la formazione su salute, rispetto e sicurezza in un percorso accessibile solo previo consenso scritto.

L'Italia resta intanto uno dei pochi paesi europei privi di un curricolo obbligatorio sull'educazione sessuale: su 27 Stati membri dell'Unione europea, 20 la prevedono come materia obbligatoria. Svezia, Germania, Danimarca, Finlandia e Austria l'hanno introdotta da decenni. Il quadro di riferimento scientifico esiste dal 2010, con gli Standard per l'educazione sessuale in Europa elaborati dall'OMS Regione Europa e dall'istituto tedesco BZgA, che definiscono percorsi graduali per fasce d'età basati su evidenze.

13 AGOSTO 2026

MONDOMONDO. Alcol: una strage silenziosa che il mondo continua a permettersi

Tre milioni di morti ogni anno nel mondo, oltre duecento patologie collegate, dal cancro alle malattie cardiovascolari fino ai disturbi mentali. Eppure il consumo di alcol continua a non generare l'allarme che merita. Lo sostiene Stefano Cagliano in un articolo pubblicato da Scienza in Rete, che definisce quello alcolico un problema di salute pubblica rimasto per troppo tempo nell'ombra.

Le prove scientifiche sui danni provocati dall'alcol — dagli incidenti stradali ai tumori — sono ormai solidissime. Eppure la gestione clinica e preventiva di questa emergenza resta clamorosamente indietro: pochi operatori sanitari utilizzano gli strumenti di screening disponibili, e ancora meno pazienti riescono ad accedere alle terapie efficaci che già esistono. Il risultato è una strage silenziosa che le istituzioni sembrano disposti a tollerare.

A rendere tutto più difficile è la normalizzazione culturale del bere: l'alcol è socialmente accettato, spesso celebrato, raramente percepito come una sostanza pericolosa. Questa bassa percezione del rischio da parte della popolazione è uno dei principali ostacoli alla prevenzione. A ciò si aggiunge l'influenza esercitata dall'industria delle bevande alcoliche, che storicamente opera per frenare l'adozione di misure restrittive — dall'etichettatura con avvertenze sanitarie alle limitazioni alla pubblicità — ostacolando politiche pubbliche più incisive.

Il divario tra l'entità del danno e la risposta istituzionale è dunque enorme. L'alcol uccide più di molte emergenze sanitarie che monopolizzano il dibattito pubblico, ma riceve una frazione dell'attenzione politica e mediatica che riceverebbe qualsiasi altra sostanza con lo stesso profilo di rischio. Una disparità che, secondo l'analisi di Scienza in Rete, non ha giustificazioni scientifiche: ha solo radici culturali ed economiche.

13 AGOSTO 2026

USAUSA. Deportazioni di massa: la paura come politica e il suo costo sulla salute mentale

Le politiche di deportazione di massa portate avanti dalla seconda amministrazione Trump stanno producendo conseguenze gravi e documentate sulla salute mentale delle comunità immigrate negli Stati Uniti. È quanto denuncia l'American Immigration Council in un recente approfondimento, secondo cui la paura stessa — indipendentemente dall'effettiva esecuzione di un rimpatrio — si è trasformata in uno strumento di controllo con effetti devastanti sul benessere delle persone.

Operazioni di polizia su larga scala, controlli rafforzati negli aeroporti, un numero crescente di morti in custodia dell'agenzia ICE, livelli record di detenzioni e deportazioni, e la revoca di protezioni legali per alcune categorie di residenti — come i cittadini haitiani con status di protezione temporanea (TPS) — caratterizzano ormai il quadro politico attuale. Queste strategie di enforcement sempre più diffuse stanno sconvolgendo la vita di famiglie, luoghi di lavoro e interi quartieri, alimentando stress cronico, ansia, depressione e trauma nelle comunità di immigrati e nelle famiglie di status misto.

Il clima di terrore spinge molte persone a evitare luoghi pubblici, attività sociali, scuole, operatori sanitari e altri servizi essenziali. Da Illinois, Los Angeles e Minneapolis arrivano testimonianze di comunità che fanno i conti con un trauma collettivo: vicini di casa, colleghi e familiari vengono prelevati di punto in bianco dalle proprie abitazioni, dai posti di lavoro, dalla routine quotidiana. In molti casi si tratta di persone che vivono negli Stati Uniti da anni, che hanno costruito una carriera, cresciuto una famiglia e sono diventate parte integrante del tessuto sociale locale.

Le operazioni condotte con veicoli non identificati o agenti in borghese hanno generato confusione e una paura più che giustificata — e in alcuni casi si sono concluse con esiti tragici — lasciando le comunità a cercare di capire come andare avanti. Come sottolinea il rapporto, a tutto questo si aggiunge il taglio delle reti di supporto psicologico e sociale su cui gli immigrati facevano affidamento: le misure previste dal cosiddetto "One Big Beautiful Bill" del 2025, insieme ad altre politiche, hanno ridotto l'accesso ai servizi per gli immigrati aventi diritto.

Particolarmente colpiti sono i minori. I bambini nati negli Stati Uniti da famiglie in situazione mista — un genitore con documenti, uno senza — vivono in uno stato di ansia costante all'idea che i propri genitori vengano fermati o deportati. Secondo le ricerche citate, la paura della separazione familiare porta i genitori a tenere i figli lontano dalla scuola, a isolarsi dalla comunità e a rinunciare a richiedere prestazioni pubbliche a cui avrebbero diritto, con effetti negativi sullo sviluppo dei bambini stessi. Agli immigrati privi di documenti si aggiungono i migranti non accompagnati, che già portano il peso di traumi preesistenti alla migrazione e di una prolungata incertezza, con un rischio aumentato di disturbo post-traumatico da stress, depressione e ritiro sociale.

Gli operatori della salute mentale confermano un netto aumento delle richieste di supporto psicologico. Tra i sintomi più frequentemente riscontrati: stati di ipervigilanza, attacchi di panico, esaurimento emotivo e sfiducia nelle istituzioni. La "paura cronica della deportazione" — indipendentemente dallo status giuridico della persona — emerge come fattore patogeno autonomo, in grado di produrre danni anche in chi non è direttamente a rischio di rimpatrio.

13 AGOSTO 2026

ITALIAITALIA. RSA in Emilia-Romagna: 12mila anziani in lista d'attesa

Sono circa 12.000 gli anziani in lista d'attesa per un posto nelle RSA (Residenze Sanitarie Assistenziali) in Emilia-Romagna. A denunciare la situazione è la Repubblica, che descrive uno squilibrio ormai strutturale tra la domanda di assistenza residenziale e i posti disponibili nella regione.

Il fenomeno non è isolato: secondo le stime più aggiornate, a livello nazionale sarebbero oltre 242.000 gli anziani in attesa di un posto in struttura residenziale, a fronte di circa 265.000 posti letto complessivi censiti per la non autosufficienza. Un sistema sotto pressione, dove la domiciliarità — alternativa teorica alla residenzialità — resta ancora troppo debole: gli over 65 ricevono in media appena 16 ore di assistenza a domicilio all'anno.

Il peso della situazione ricade in primo luogo sulle famiglie, che si trovano a gestire la cura di anziani non autosufficienti senza poter contare su una collocazione in struttura in tempi ragionevoli. I tempi di attesa per l'accesso a una RSA in Emilia-Romagna possono variare dai 3 ai 12 mesi, a seconda della provincia e della complessità clinica del paziente. Nel frattempo, l'assistenza — quando non affidata a strutture private a pagamento — grava sulle reti familiari, già messe alla prova dall'invecchiamento demografico.

Sul fronte dei costi, la retta mensile media di una RSA privata in Emilia-Romagna si aggira intorno ai 2.000 euro, con la quota sanitaria coperta in parte dal Servizio Sanitario Regionale e la quota alberghiera a carico dell'utente o della famiglia. Chi non è in grado di sostenere la spesa può ricorrere al sostegno del Comune, previa valutazione ISEE.

La Regione ha recentemente stanziato 10 milioni di euro aggiuntivi per il 2026 per ampliare gli inserimenti in struttura degli ultra65enni non autosufficienti, portando la dotazione complessiva per RSA e Centri Diurni a 244 milioni di euro. Una risposta parziale, che non appare sufficiente a colmare un divario ormai cronico tra domanda e offerta di assistenza residenziale.

13 AGOSTO 2026

REGNO UNITOREGNO UNITO. Scozia: mille morti l'anno per droga, The Economist chiede un cambio di rotta

La Scozia è uno dei paesi con il più alto tasso di mortalità per droga al mondo. I dati più recenti sono allarmanti: tra dicembre 2025 e febbraio 2026 sono stati registrati 330 decessi sospetti correlati alle sostanze stupefacenti, una media di 25 ogni settimana, con un incremento del 31% rispetto al trimestre precedente e del 16% rispetto allo stesso periodo del 2024. A fotografare questa emergenza è il rapporto RADAR di Public Health Scotland pubblicato nell'aprile 2026.

Su questo sfondo, The Economist torna ad analizzare la crisi scozzese delle droghe chiedendosi come porvi rimedio. La risposta del settimanale britannico è netta: l'attuale approccio punitivo è inefficace e occorre un cambio di paradigma radicale, che tratti la dipendenza come un problema di salute pubblica anziché come una questione penale.

Tra le soluzioni proposte figurano la depenalizzazione del consumo personale, l'istituzione di sale di consumo sicuro supervisionato e una più ampia disponibilità di trattamenti farmacologici come il metadone e il naloxone. Quest'ultimo, capace di bloccare gli effetti di una overdose da oppioidi, è già distribuito in Scozia ma non in misura sufficiente rispetto all'entità del problema.

La crisi colpisce soprattutto gli uomini in età lavorativa: l'83% delle vittime ha meno di 55 anni, la fascia 45-54 anni è quella più colpita (35% dei casi), seguita dai 35-44enni (28%). Tre quarti dei decessi riguardano uomini. Solo a Greater Glasgow tra dicembre 2025 e febbraio 2026 si sono registrati 62 decessi sospetti.

A complicare ulteriormente il quadro è la comparsa di nuove sostanze sintetiche: i nitazeni, oppioidi sintetici molto più potenti dell'eroina, sono stati rilevati nell'11% dei casi di tossicologia post-mortem nell'ultimo trimestre del 2025. Le autorità sanitarie scozzesi hanno emesso allerte specifiche che restano tuttora attive.

The Economist critica l'inerzia politica e guarda ai modelli adottati in altri paesi europei che, trattando la dipendenza come una patologia anziché come un crimine, sono riusciti a ridurre significativamente i decessi. Il riferimento è in particolare all'approccio portoghese, che ha trasformato in profondità i risultati in termini di vite salvate. In Scozia, al contrario, le competenze sulle leggi in materia di droga restano in capo a Westminster, il che ha finora impedito alle autorità scozzesi di sperimentare soluzioni più avanzate, come le drug consumption room.

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