Venerdì 28 agosto 2026
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CRB Capital: il crollo che svelò la truffa delle società fantasma

ASIA - INDIA
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Una vicenda finanziaria degli anni Novanta, tornata di attualità grazie a una ricostruzione pubblicata da HDFC Sky, racconta come Chain Roop Bhansali sia riuscito per anni a raccogliere risparmi da migliaia di investitori indiani prima che il suo impero crollasse rovinosamente nel 1997.

 

Bhansali aveva fondato la sua attività finanziaria nel 1985 con il nome di CRB Consultants, trasformata nel 1992 in società per azioni con il nome di CRB Capital Markets e quotata in borsa dal 1991. La società attirava risparmiatori promettendo rendimenti fino al 36%, con tassi che a fine 1996 si attestavano ancora attorno al 24% su alcuni depositi vincolati: cifre ben superiori a quanto potesse offrire qualsiasi attività finanziaria legittima.

 

Il gruppo si era nel frattempo ramificato in una costellazione di società collegate, tra cui CRB Mutual Fund, CRB Asset Management, CRB Trustee e CRB Share Custodian Services, oltre a un numero impressionante di società minori: secondo le ricostruzioni giudiziarie, Bhansali arrivò a costituire oltre 100 aziende in tutta l'India, alcune registrate nel giro di pochi giorni. Gli inquirenti le considerarono in seguito veri e propri canali usati per dirottare il denaro raccolto da CRB Capital Markets verso altre entità del gruppo, in un gioco di partecipazioni incrociate che rendeva difficile ricostruire dove finissero realmente i fondi dei depositanti.

 

La crisi esplose all'inizio del 1997. A gennaio la Reserve Bank of India (la banca centrale indiana) condusse un'ispezione che rilevò gravi irregolarità nella gestione della società. Il 24 febbraio la RBI inviò un primo avviso formale a CRB, e il 9 aprile arrivò il provvedimento decisivo: il divieto per la società di raccogliere nuovi depositi dal pubblico, accompagnato dal blocco del trasferimento dei suoi patrimoni.

 

Il colpo fu fatale. Privata della possibilità di attingere a nuova liquidità dai risparmiatori, CRB Capital Markets non fu più in grado di onorare gli impegni assunti verso i depositanti già esistenti: cominciarono a rimbalzare assegni tratti su istituti come State Bank of India, Bank of Baroda e UTI Bank. Il 15 maggio 1997 folle di risparmiatori si radunarono davanti agli uffici della società a Mumbai, in DBS House, chiedendo la restituzione dei propri risparmi.

 

Le indagini che seguirono portarono alla luce l'architettura della truffa: le decine di società fantasma erano state create, secondo gli inquirenti, proprio per far girare il denaro raccolto dai risparmiatori tra un'entità e l'altra del gruppo, occultandone la reale destinazione. Il 2 giugno 1997 il Central Bureau of Investigation (l'agenzia investigativa federale indiana) chiese formalmente alle banche commerciali di congelare i conti correnti di Bhansali, dei suoi familiari e delle società riconducibili al gruppo, dando avvio a un procedimento penale per cospirazione e truffa ai danni di migliaia di piccoli investitori.

 

Come riporta HDFC Sky, il caso CRB resta uno degli episodi più citati nella storia della vigilanza finanziaria indiana, spesso ricordato insieme ad altri grandi scandali dello stesso decennio come esempio delle falle nel controllo sulle società finanziarie non bancarie che raccoglievano depositi dal pubblico offrendo rendimenti irrealistici.

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